I Pitbull e il maltrattamento genetico

 

I PITBULL E IL MALTRATTAMENTO GENETICO
 

Un bambino è stato ucciso da tre cani pitbull. E’ tornata così in evidenza la questione dei cani pericolosi. Da più parti ci giungono appelli a controlli repressivi sui cani. Da non molto il governo della California ha varato una legge che impone la sterilizzazione di questi cani e ne vieta l’allevamento a meno che non si dimostri che si tratta di soggetti da esposizione, allevati a tale scopo. Questa legge deriva da un’aggressione fatale a un bambino di 12 anni.

Era l’ultima di una serie che aveva messo in evidenza che quella dei pitbull è la razza/tipologia di gran lunga più rappresentata nei casi di attacchi verso persone.

 

In realtà nei 238 casi fatali avvenuti negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni sono coinvolte 25 razze di cani, ma oltre il 50 % sono attribuiti globalmente a “tipo pitbull” e Rottweiler, e il solo Tipo Pitbull si ritiene responsabile di oltre il 30% (fonti governative).

Occorre sottolineare che le persone senza scrupoli che allevano cani con intenti contrari al buon senso sono poi quelli che si rendono responsabili delle situazioni più drammatiche; certo questi non si impressioneranno se sarà loro impedito di far riprodurre poveri pitbull nelle cantine o nei pollai, si rivolgeranno a altre razze o tipologie “da presa”, al Fila Brasileiro, al Presa Canario o a incroci fra loro.

Nel corso degli anni abbiamo ben visto come l’attenzione e l’attrazione si spostino da una razza all’altra come in una aberrante forma di moda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molti studi affermano che le caratteristiche genetiche dei cani determinano, anche se in modo non molto rigido, il loro comportamento. Quindi non si possono ignorare le responsabilità di chi deliberatamente decide di avviare alla riproduzione esemplari di cani eccessivamente reattivi e instabili, favorendo, nella selezione, alterazioni genetiche del comportamento che non hanno alcun interesse. Nè per migliorare le capacità di adattamento e il benessere dell'animale nè per essere di aiuto all'uomo.

In questo momento i Pitbull sono i cani di razza più facilmente rifiutati, reietti, abbandonati dai proprietari. Questi, per via del fatto che sono impreparati o incoscienti,  hanno operato la loro scelta sulla base dell’attrattiva che da sempre l’immagine del cane aggressivo esercita e poi si sono pentiti. Nei canili da cui non riescono più a uscire perché nessuno li vuole i Pitbull si ammassano drammaticamente, fenomeno tragico soprattutto negli Stati Uniti, dove vige uno spietato regime di soppressione degli animali che non hanno alte probabilità di adozione. Anche da noi, il pregiudizio ha operato con grande decisione, trasformandoli in vittime prime di questa situazione.

È noto a tutti che il cane domestico, più di altre specie animali, offre una incredibile plasticità all’allevatore. Questo, con relativa facilità, può modificarne la forma fino a estremizzarla e, con la stessa relativa facilità,  plasmare anche i profili caratteriali. Questi, mediante la selezione artificiale, possono essere indirizzati verso comportamenti particolarmente spiccati. I bracchi e i cani da pastore conduttori di greggi sono un esempio di alterazioni genetiche selezionate dai comportamenti naturali, pluripotenti, dei cani primitivi; i cani da slitta da competizione ne sono un altro, autorevole, esempio.

 

Se, invece, gli allevatori decidono di produrre esemplari che non corrispondono a una utilità vera ma a un qualche delirio, che produce cani assurdamente aggressivi e del tutto inadatti a vivere in un contesto umano e urbano, ci troviamo ad avere a che fare con un intento che possiamo considerare maltrattamento. Si tratta, infatti, di un maltrattamento genetico.  Ha a che fare non con questa generazione di cani, ma con quelle successive, ed è, dunque una forma di crudeltà transgenerazionale. Più grave di tante altre, perché compromette le generazioni future.

 

Questo maltrattamento dovrebbe essere perseguito e impedito con altrettanta se non maggiore determinazione rispetto a quella riservata ad altre forme di maltrattamento degli animali.

Questo  non riguarda solo  i cani aggressivi ma anche quelli con evidenti caratteristiche di mostruosità, selezionate per incontrare i gusti di acquirenti "capricciosi". Non vi è una grande differenza, infatti, nell’atteggiamento aberrante di chi crea individui bellicosi e aggressivi e quello, stravagante, di chi favorisce la riproduzione di animali da

compagnia che sembrano giocattoli.

E' di poco tempo fa la notizia della moda dei "mini cani", piccolissimi aberranti canini creati per stare nella borsetta di chi vuole davvero essere trendy, poco importa se la minuscola taglia nella quale vengono imprigionati non è compatibile con la buona salute e una degna longevità.

 

 

Per incontrare le esigenze del "mercato" questi manipolatori genetici creano creature che altrimenti non avrebbero mai potuto esistere nè in natura nè in un mondo in cui i cani  sono selezionati per vivere insieme agli uomini nel rispetto del benessere di tutti. 

 

A chi chiede che tutti i cani siano contenuti con guinzaglio e museruola rispondiamo che in questo modo il rischio di avere  in futuro una moltitudine di soggetti anormali e aggressivi è enorme.

Solo i soggetti che sono davvero pericolosi devono essere sottoposti a una adeguata contenzione, lasciando in pace la stragrande maggioranza di bravi cani e dei loro bravi padroni che popolano e arricchiscono le nostre case e le nostre città.

È come pretendere che siccome qualche disgraziato guida in stato di ubriachezza e uccide passanti, a tutti venga impedito di guidare dopo l’ora di cena!

In questo momento tutti coloro che hanno a cuore i cani come compagni di vita e come specie amica, l’unica fra tutte che si è decisamente alleata con l’umanità, dovrebbero unirsi per combattere ogni forma di maltrattamento genetico. Sia quello volto a far riprodurre cani pericolosi per l'incolumità delle persone e degli altri cani ma sia quello che porta a far riprodurre mostruosi “oggetti del desiderio” che finiscono per vivere fino in fondo il loro destino di oggetti, e, dunque per  essere dei soggetti sofferenti. Per tutta la loro vita.

  

ASETRA

 


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