Archivio

Archivio 2009

Comunicati Asetra 2008

 

 

 

8 ottobre 2008

Lettera aperta a Repubblica

Assistiamo sconcertati alla pubblicazione sulle pagine di Repubblica del 6 Ottobre 2008, di un articolo di Sebastiano Messina dal titolo ‘L’Italia che difende i cani killer’ con un paginone dedicato ai cani e alla orribile morte del piccolo Matteo. In questo articolo, a fianco di un evidente sentimento di naturale, profonda empatia verso il piccolo e la sua famiglia, mancano tuttavia sia solide basi di cronaca -in quanto nessuno ha visto ciò che è accaduto - sia un atteggiamento razionale in quanto si vuole colpevolizzare tutta la specie canina sull’onda emotiva che sempre scaturisce in queste tragiche occasioni.
Non possiamo credere che l’Autore del pezzo intenda davvero suddividere la popolazione in “difensori dei cani” e “difensori degli uomini”: questa dicotomia non può esistere né tantomeno dev’essere invocata. E tutta quella fascia, grande, di persone che amano il loro prossimo e anche il resto del mondo animale? E tutti quelli che investono un grande valore proprio nella relazione con i cani? E quelle famiglie che non vogliono vedere i loro bambini crescere in una realtà avulsa e lontana dal mondo reale della natura e della naturalità?
Coloro che davvero amano strutturare rapporti di intima amicizia con i cani, che vivono con loro, sono i primi a inorridire di fronte a episodi tragici e spaventosi come quelli ricordati; sono i primi a detestare i cani responsabili di aggressioni così brutali e i primi a detestare le persone che questi animali avrebbero dovuto custodire. Gli ultimi a scusare un cane che uccide un bambino, che salta alla gola a una donna anziana, che assale e sbrana il cagnolino di una ragazzina.
Ma ci sono più di 7 milioni di cani di proprietà sul territorio italiano e probabilmente almeno 800.000 cani vaganti senza un padrone e quasi tutti sono cani bravi, docili e molto ben inseriti nella nostra società.
È vero, verissimo, che la selezione artificiale ha condotto alla formazione di razze e tipologie nelle quali la dimensione “aggressività” è un tratto spiccato della personalità, ma questa reattività esagerata associata a propensione a slanciarsi e attaccare non ha nulla a che fare con la taglia. Occorre sottolineare come ovviamente un uomo grande e grosso, se aggredisce qualcuno, gli recherà danni maggiori di quanto farebbe un uomo gracile, ma il fatto in sé che una persona sia di grande statura e potenza fisica non fa certo di questa persona un potenziale assassino. La volontà di offendere, la mancanza di autocontrolli di fronte allo stress o alla frustrazione o alla rabbia, l’emotività, non dipendono dalla mole, né nelle persone né nei cani.
Perché allora non ricordare, ancora una volta, che tutti i cani da assistenza e da protezione civile, tutti i cani in servizio presso le forze dell’ordine, i cani per la ricerca di persone smarrite e quelli antidroga, i cani guida per non vedenti, che variano tra i 20 e i 40 kg, sono almeno di media taglia?
Dobbiamo davvero far notare all’Autore che i cani da pastore che guidano le greggi (Pastori Belga e Tedeschi, Collie, Bobtail e Bergamaschi) e i bracchi (Setter e Pointer, Bracchi e Spinoni Italiani) i Segugi (dal Segugio Italiano al Foxhound), i retriever (Labrador, Golden e Flat Coated), i cani da riporto in acqua (Barboni, Barbet, Cao de Agua), i levrieri (Afgani, Greyhound e Borzoi), i cani da slitta (Huskies, Groenlandesi, Samoiedi), sono tutti o quasi di media o grande mole?
I cani di Terranova, famosi per le attitudini al salvataggio in acqua e i cani di San Bernardo, altrettanto conosciuti per la ricerca di scomparsi sotto le valanghe, sono addirittura giganti, ovvero animali che arrivano a pesare, rispettivamente 70 e 90 kg.
ASETRA respinge assolutamente l’ennesimo tentativo di divisione tra ‘amanti delle persone’ e ‘amanti dei cani’ e si mette dalla parte di tutti i padroni responsabili e di tutti i cani bravi e buoni, compagni di gioco dei bambini e compagni di vita delle persone sole. Se l’Autore dell’articolo volesse informarsi, scoprirebbe che la storia stessa del Cane famigliare (traduzione letterale del nome zoologico Canis familiaris) è basata sulla ricerca di qualità di carattere e personalità che li rendessero più adatti, in senso darwiniano, a vivere con noi: docilità, bassa reattività, deferenza, autocontrolli, adeguamento spontaneo alle regole, tolleranza ad essere manipolati e trattenuti. Per essere adatti i cani hanno dovuto lasciarsi alle spalle la loro natura selvatica, lupina, per divenire più simili a noi. Quando abbiamo deciso che l’unico animale che si sia davvero alleato con l’umanità non ha più diritto di domicilio nella nostra società?

Asetra - Associazione di Studi Etologici e Tutela della Relazione con gli Animali


 

25 agosto 2008

ETTORE TIBALDI

Non posso scrivere di Ettore, non ancora. Non ho sufficiente lucidità e distacco da questa sparizione. Posso piangerlo, però, e forse persino sorridere delle sue frasi così ironiche e così perfette. Ecco, credo che il lamento diventi più sottile quando rileggo i suoi messaggi, gelosamente custoditi.
Quando per esempio ci decidemmo a fondare ASETRA, il suo ammonimento:

1. sembra proprio che qui si voglia fare un'Associazione scientifica. Tutte le Associazioni hanno (come gli amori del resto) un periodo di grande validità e poi una grave e dannosa involuzione degenerativa. Molti enti benefici sono diventati addirittura delle Banche (non so se mi spiego...), alcuni circoli d'autodifesa sono diventati mafia, le Associazioni scientifiche diventano invece sempre il luogo in cui si difendono i privilegi di casta e si promuovono le lottizzazioni. Basta saperlo, vorrà dire che tra sette anni (l'arco di tempo di solito sufficiente e necessario per degenerare completamente) darò le dimissioni. O prima, non appena accade.
2. zooantropologia è una parola brutta e incomprensibile al vasto pubblico ma (cfr. punto 1) se si tratta di fondare un'Associazione scientifica che racchiuda e delimiti, affermi e concluda, allora va benissimo, anche nelle parole che giustificano l'acronimo, dato che cessa l'urgenza di farsi comprendere interamente dal pubblico.
Dixi et servabi animam meam. »

o quando, infine, scegliemmo il nome :

Cari Asetri,
ora che abbiamo un nome potremo evitare future crisi di identità.

Ettore Tibaldi si è spento il 24 Agosto a Senigallia, dove si era trasferito da qualche anno.

Orfani del Maestro, dell'Amico e dell'Uomo,
ASETRA piange il suo Presidente Onorario
Non sarà mai più lo stesso senza di te.

 



 

21 luglio 2008
COMUNICATO STAMPA ASETRA

Chi ha paura del cane cattivo?

Il BlueDog: programma europeo per la prevenzione delle morsicature di cani ai bambini piccoli

Ancora una volta, dopo l'ultimo fatto di cronaca - una donna che ha perduto la vita a causa dell'assalto efferato di un cane, di tipo PitBull, gestito nelle peggiori condizioni possibili da persone estremamente superficiali e incoscienti perchè sapevano quanto l'animale potesse essere pericoloso abbiamo percepito l'ondata di allarmismo che sempre accompagna questi terribili episodi.

Morire per l'attacco di un cane è un evento di rarità eccezionale che può accadere solo quando si combinano la tipologia dell'animale aggressore e gli errori nella sua gestione. Volgiamo ribadire con forza che la  volontà di prevenzione non è mai stata e mai sarà nell'imposizione di museruole a tutti i bravi cani che percorrono le nostre strade, al contrario, può scaturire solo dall'informazione adeguata e  capillare .

Asetra  ha  costituito un Centro Nazionale di Referenza sull'Aggressività Canina (CNR-AC) con lo scopo di fungere da punto di riferimento per professionisti del settore e istituzioni ma soprattutto per i cittadini, siano essi possessori di animali problematici o aspiranti proprietari di un cane.

Tra le attività coordinate dal Centro, conferenze e corsi informativi diretti alla popolazione sulle caratteristiche delle varie tipologie canine e sulle loro diverse esigenze e predisposizioni, programmi per correzione e riabilitazione di cani morsicatori, la scuola dei cuccioli, propedeutica al test cani e padroni buoni cittadini. Per la prevenzione dei rischi nei bambini piccoli, ASETRA insieme a AIVPA (Associazione Italiana Veterinari per Piccoli Animali) si avvarrà del progetto di prevenzione nelle scuole elementari e  materne, battezzato BlueDog, programma europeo ( DVD interattivo con manuale per i genitori o le maestre) messo a punto da Veterinari, Pediatri e Pedagoghi per la educazione e prevenzione delle morsicature dei bambini dai 3 ai 6 anni, frutto di ricerche multidisciplinari e della cui efficacia già si attestano riscontri in tutta Europa.

 

ASETRA, Associazione Studi Etologici e Tutela della Relazione con gli Animali – www.asetra.it

 

 

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Venerdì 11 luglio 2008

"Mi avete chiesto quali sono i miei compagni. Le colline, signore, e il tramonto, e un cane grande quanto me che mio padre mi comprò"
Emily Dickinson

 Siamo stati informati che, nell'ambito della neonata commissione ministeriale voluta dal Sottosegretario Martini volta a definire la questione "aggressività dei cani" superando le passate Ordinanze, è stato proposto con energia di istituire l'obbligo per tutti gli aspiranti proprietari di un cane, di qualsivoglia origine e razza, di seguire un corso di 8 ore, seguito da esame e rilascio di un patentino. Attestato da depositare poi presso l'ufficio del Sindaco del Comune di residenza.
 
Desideriamo rendere noto a tutti che ASETRA si dissocia con la massima risolutezza da un tale sistema poliziesco, contrario alla storia stessa di uomini e cani. Simili proposte sono sintomo di un atteggiamento malato nei confronti della relazione con gli animali, vista ormai come avulsa dalle inclinazioni spontanee di cui siamo dotati proprio grazie al nostro passato: avere un cane  è - o dovrebbe essere - la cosa più naturale del mondo.
 

I nostri commenti sulle disposizioni di legge in materia dell’aggressività dei cani



Giugno 2008
COMUNICATO STAMPA

Chi ha paura del cane cattivo?
Conoscere e valutare il reale rischio di aggressività dei cani: informazione preventiva

Il cane domestico, che è un lupo trasformato per vivere nelle nostre case è l’animale domestico più diffuso. Forse per questo, alcune persone che vedono i lunghi canini far mostra di sé dalle bocche aperte dei nostri Pastori Tedeschi, Setter e Barboni, immaginano aggressioni possibili se non addirittura probabili.

La notizia di morsicatura riacutizza la paura, stimolando dibattiti intesi a orientare i legislatori verso leggi sempre più rigide, tese a limitare la libertà dei cani e dei loro proprietari con l’obbligo di guinzaglio e museruola, l’impossibilità ad accedere a sempre più numerosi pubblici esercizi, a conseguire una licenza o un patentino. Invece, avere un cane è -o dovrebbe essere - la cosa più naturale del mondo così come è buona pratica allevarlo ed educarlo col buon senso del padre di famiglia. Per questo nel mondo esistono 400 milioni di cani domestici e, nelle città occidentali, questi sono spesso l’ultimo cordone ombelicale con il mondo degli animali, soprattutto per i bambini, costretti a crescere in un ambiente artificioso e artificiale.

La corretta informazione su cosa sia, tra i cani, l’aggressività e come essa vada intesa, quando i comportamenti sono normali o davvero patologici  dovrebbe invece essere la prima preoccupazione per tutti. Per quanto riguarda il rapporto con i bambini è rilevante una buona conoscenza dei comportamenti da tenere abitando con un cane o anche solo incontrandone uno per strada.

ASETRA e il Garante della Tutela degli Animali del Comune di Milano invitano a partecipare, Mercoledì 2 Luglio alle ore 20.30 presso l’Acquario Civico di Milano in Via Gadio 2 all’incontro:

 

‘Can che abbaia non morde? Analisi, meccanismi, strumenti per valutare il reale rischio di aggressività dei cani’

Relatrici Barbara Gallicchio e Lorella Notari, Medici Veterinari Comportamentalisti

 

 

Conferenza aperta a tutti, si consiglia la prenotazione presso: Ufficio del Garante della Tutela degli Animali del Comune di Milano tel. 02 88464557  Fax. 02 88463646 

Mail:

gianluca.comazzi@comune.milano.it

asetravet@libero.it

 

I nostri commenti sulle disposizioni di legge

 

I nostri commenti sulle disposizioni di legge in materia dell’aggressività dei cani

La selezione delle diverse razze ha prodotto cani molto diversi tra loro sia dal punto di vista morfologico che comportamentale e un individuo con profilo di personalità estremamente reattivo e guardiano non può essere considerato uguale a un cane da grembo. L’informazione sulle caratteristiche dei tratti comportamentali dei cani e delle loro diverse esigenze in termini di gestione, esercizio e cura dovrà essere un dovere per tutti i proprietari e la mancanza di questa adeguata informazione non potrà essere scusata.  Il proprietario di un cane che si rende protagonista di attacchi e morsicature nei riguardi di persone o/e altri cani sarà pienamente responsabile anche dal punto di vista finanziario della diagnosi, del percorso rieducativo/terapeutico, della messa in atto di tutte le misure di sicurezza prescritte per evitare il ripetersi di situazioni a rischio.

Stabilire l’aggressività “a priori” sulla base alla razza non è corretto né dal punto di vista scientifico né da quello del comune buon senso: se è vero che il profilo genetico ha un peso, non si può assolutamente definire ogni individuo “pericoloso” o “potenzialmente pericoloso” solo perché appartenente a una qualsivoglia razza. L’individuo deve sempre essere il fulcro d’interesse. Occorre inoltre ricordare che in mani esperte, nessun cane è pericoloso. Tuttavia è altrettanto scorretto e fuorviante dare il messaggio che tutti i cani sono potenzialmente uguali e esistono solo cattivi proprietari: è fuor di dubbio che certe tipologie, in mani inesperte, sono più difficili da gestire e molti finiscono per esserne sopraffatti, con l’ovvia conseguenza che i cani incautamente adottati da queste persone superficiali finiscono la loro vita reietti nei canili.

E’ indispensabile che coloro che si accingono ad acquistare un cane siano informati esaustivamente circa le caratteristiche attese dell’animale e in particolare: il profilo comportamentale per il quale la razza è stata selezionata, la taglia che l’animale raggiungerà da adulto, le differenze legate al sesso, le esigenze di socializzazione e di esercizio fisico, e tutti gli altri fattori da tenere in conto per una scelta consapevole in considerazione anche dell’ambiente in cui il cane sarà inserito.

Allora sarà possibile chiarire la responsabilità del proprietario, sulla scelta della tipologia del cane, sulla sua educazione e sulla presa di coscienza della comparsa di un comportamento alterato rispetto a quello socialmente accettabile in un determinato contesto e sui tentativi terapeutici effettuati.

La disamina, ad opera di Medici Veterinari Comportamentalisti, di ogni singolo evento di aggressione-morsicatura dovrà fornire indicazioni indispensabili diagnostiche e prognostiche riguardo al paziente (tipologia, allevamento, acquisizione, esperienze vissute, stato di salute, gestione), all’episodio contestuale in cui si è verificato il comportamento aggressivo, al proprietario e alla sua capacità di gestione dell’animale (è neofita o persona esperta, conosce il linguaggio dei cani e del suo in particolare, ha la forza fisica e il carattere per contenere l’animale, ha paura del suo stesso cane?)

Le passate Ordinanze presentano normative che peggiorano la tutela del benessere animale, la possibilità di salvaguardare la salute pubblica e rischiano di aumentare il rischio di aggressioni. Tra queste spiccano: l’articolo 2, comma 2, che obbliga sempre a guinzaglio e museruola i cani delle razze e incroci elencate nell'allegato dell'Ordinanza senza alcuna indicazione, per esempio, riguardo alla gestione dei cuccioli e degli animali molto giovani, diminuendo le possibilità di socializzazione e facendo conseguentemente aumentare il rischio di aggressioni legate all’eccitazione e alla paura, le cause più frequenti del comportamento aggressivo del cane. Nell’articolo 5, comma 5, dell'Ordinanza, si autorizza di fatto la soppressioni di cani solo per l'appartenenza ad un razza o ad un incrocio di una razza e questo è inaccettabile.

Questa comunicazione viene emanata congiuntamente alla Associazione Italiana Veterinari Piccoli Animali

Comunicati  2007

Processo al Cane:  il peggior amico dell'uomo? 

Estinguere Pitbull e Rottweiler? Incarcerare i loro detentori?
Accusare allevatori e proprietari di detenzione illegale di armi improprie? Di bestie feroci, ferali, selvaggi assassini?
Patentino per possederli?

Salvare Pitbull e Rottweiler?
Ci sono solo cattivi proprietari?
Tutti i cani sono ugualmente buoni finché non vengono addestrati a essere cattivi?
Chi è l'allevatore? Chi l'addestratore?

Apri e stampa la locandina

Perchè processare il cane?

Credo che le Associazioni come Asetra debbano curare molto la comunicazione, non solo per i valori che questa può trasmettere, ma anche per lo stile che questa può imporre. Per farsi capire, ad esempio, occorre essere chiari e per essere ascoltati è bene essere credibili. Se non si è conosciuti non si è credibili.
Ecco alcuni appunti sulla ipotesi di un processo simulato al cane : "Il peggiore amico dell'uomo".
La simulazione di un processo non è nè una parodia nè una situation comedy. E' una pratica che si sta affermando per la educazione ambientale e per la educazione dei consumatori. Consente (ben più di una tavola rotonda) di esprimere diverse opinioni in un contesto in cui sono preordinati gli interventi e sono collocati fin dall'inizio i punti di vista. Occorre ricordare inoltre che questo nostro tipo di società giungerà ben presto a una situazione in cui ogni dibattito finirà in tribunale e ogni contrasto sarà risolto in sede legale (data la crisi della politica e anche del buon senso), come sta accadendo negli Usa. E' dunque importante sapere, anche, come è un processo.

Occorre individuare i ruoli più importanti:
1. l'Accusa, i consulenti dell'Accusa, i testimoni.
2. la Difesa, i consulenti, i testimoni, le persone informate sui fatti
3. la giuria (studenti di veterinaria, ad esempio)
4. Il Presidente che dirige il rito processuale, accordando prima la parola all'accusa e ai suoi accoliti, poi alla Difesa e ai suoi. Accusa e Difesa possono controinterrogare i consulenti e i testi della controparte (2-4 al massimo, per non tirare troppo in lungo). Il cancelliere, che coadiuva il Presidente e può essere un "amico critico" del pubblico e della giuria.
L'imputato è contumace essendo praticamente impossibile convocarne la totalità o, almeno, una rappresentanza significativa. O, forse, sarà eletto un simbolico rappresentante.

I capi di accusa sono da precisare con rigore.
Il dibattimento cercherà di chiarire prima di tutto, e di questo si incaricherà il presidente, se l'accusato è soggetto giuridico, e fino a che punto. Ha diritti? Se sì ha doveri?
E' responsabile dei suoi atti? Non si giungerà evidentemente a una risposta univoca, ma il dubbio graverà su tutto il dibattimento e sarà tenuto in conto quando si pronuncerà la sentenza.
Al termine del dibattimento la giuria, con il presidente, si ritira a discutere. Per non più di mezz'ora. Il testo della sentenza, redatto dal cancelliere, sarà distribuito alla stampa. Si ritorna in aula. Il pubblico, in pedi, ascolta il dispositivo della sentenza che, evidentemente, assolve il Cane dalle accuse prospettate e apre ad altri procedimenti nei riguardi di diversi altri soggetti umani, che si saranno identificati come i reali responsabili delle malefatte prima addossate all’imputato.  Ne emergerà, spero, il ruolo importante dei veterinari comportamentalisti che essendo l'Accusato contumace, o latitante, o assente, sono forse gli unici che lo possono rappresentare, e possono configurarsi, più che come avvocati difensori, come medici legali...
Ettore Tibaldi
Il Consiglio di ASETRA

 

BERGAMO - LUNEDÌ 15 OTTOBRE ORE 18
AULA DI ASSISE – TRIBUNALE PENALE DI BERGAMO
VIALE DANTE 2

Per informazioni:
info@asetra.it

La simulazione di un processo non è né una parodia né una situation comedy. E' una pratica che si sta affermando per la educazione ambientale e per la educazione dei consumatori.

Per saperne di più: www.bergamoscienza.it  e  www.asetra.it

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Due giornate con l’etologia cognitiva ungherese
Peter Pongracz -
membro del gruppo di studio Family Dog Project - all’Università di Pisa

Abbiamo avuto il grandissimo piacere di ospitare il Dr. Peter Pongracz, dell’istituto di etologia dell’Università di Budapest per una doppia lezione, il sabato per il Master e la domenica per il seminario ASETRA, formula che sempre ci ha offerto week-end di grande interesse, evidente anche dalla partecipazione di tanto pubblico che si è lasciato consigliare a venire e ascoltare chi dello studio del comportamento animale ha fatto la quotidianità della vita.
Non dobbiamo mai dimenticare che i comportamenti spontanei, adattativi, evoluti all’interno di una specie per meglio adeguarsi a un certo ambiente, non sono così spesso ben conosciuti ovvero, e in particolare proprio con il cane, vengono dati per scontati mentre dovrebbe essere ovvio a tutti quelli che desiderano dedicarsi a trattamento, correzione e cura di problemi comportamentali che una cosa è pensare di sapere e altra invece è dimostrare a tutti.
Così abbiamo chiesto al nostro relatore di dedicare il sabato all’approccio etologico, alla metodologia, alla posizione dell’etologia del cane all’interno dello studio della scienza etologica, all’etica  da porre nell’allestimento degli esperimenti. E proprio dal paragone con altre specie studiate prima di allora al Dipartimento di etologia, fra cui pesci (comportamenti evitativi e antipredatori) e conigli (imprinting, comportamenti neonatali) è subito emerso quanto il cane sia una specie unica, in quanto l’ambiente naturale del cane è la famiglia umana.
Quando, 15 anni fa, fu deciso di studiare il cane attraverso la scienza e oltre gli aneddoti, fu subito chiaro che i rappresentanti della specie sono terribili soggetti da studio tramite test, per il semplice fatto che è impossibile tenerli in recinti e tirarli fuori per le prove: i soggetti erano interessati solo a stabilire un rapporto con le persone che si occupavano di loro. A questo punto il direttore dell’istituto, prof. Vilmos Csanyi, diede vita al Family Dog Project teso a studiare sì gli animali, ma nel loro ambiente naturale.
Per identificare le differenze dovute all’addomesticamento, studi per i quali l’istituto è giustamente famoso, si decise di ottenere alcuni neonati di lupo che furono maternati, ciascuno affidato a un volontario, uno studente, che lo allattava con il biberon e se lo portava sempre appresso, prima in un marsupio e poi al guinzaglio fino alla fine degli esperimenti (impegno che è stato definito “eroico”). Comunque entro il compimento del 1° anno tutti i lupi furono restituiti al proprietario, un allevatore/detentore di animali selvatici per cinematografia. Restituirli prima del raggiungimento della maturità sociale, che nel lupo coincide con quella sessuale, (24 mesi circa) ha permesso di non avere mai problemi di aggressività, tutti i lupacchiotti erano sempre estremamente socievoli sia con le persone sia con i cani, tuttavia era fatto divieto di sgridarli, costringerli o punirli, perché le reazioni d’insofferenza sono sempre molto dure e esplosive, anche nei cuccioli. Questo già diede una prima idea di quanto il processo di addomesticamento abbia cambiato la mente degli animali: i cani sono naturalmente docili e mansueti (almeno, quasi tutti, ma anche nelle tipologie “primitive” rimaniamo sempre a livelli tollerabili). Dal confronto di come lupi e cani affrontano i test sono emerse fondamentali osservazioni, per esempio quanto abbiamo ottenuto nei nostri animali domestici in termini di grado di attaccamento, controllo, autocontrollo, dipendenza, ricerca di suggerimenti da parte del compagno umano. Parte dei set sono copie traslate da test utilizzati in psicologia infantile per studiare lo sviluppo cognitivo del bambino.
Molte serie di esperimenti sul campo sono nate le une dalle altre, fornendo un quadro non solo interessantissimo ma anche affascinante dell’apprendimento sociale e cognitivo del cane, argomenti del seminario della domenica.
Il Dr. Pongracz, che si è rivelato relatore spontaneo, brillante e divertente, ci ha condotti attraverso l’allestimento, la realizzazione, l’analisi statistica di alcuni fra i più stimolanti test effettuati negli ultimi anni che hanno svelato importanti salti cognitivi del cane domestico, atti a renderlo particolarmente adatto, in senso darwiniano, a vivere con le persone.
Ancora, ci ha messo a parte di uno dei campi di studio più attuali, riguardo alle vocalizzazioni dei cani: partendo dall’ovvia constatazione che nel cane domestico l’abbaio è ipertrofico rispetto all’ancestrale selvatico, ci si è posti la questione se questo non abbia un significato comunicativo verso di noi, la risposta è positiva. C’è una coevoluzione fra la voce dei cani e la sensibilità dell’orecchio umano a comprenderne le emozioni sottostanti? La risposta è ancora positiva.
C’è un significato diretto ai conspecifici? Ce lo racconteranno fra un paio d’anni, perché è materia di studio corrente e, di certo, li inviteremo a breve per aggiornarci.
Di certo alla fine del seminario nessuno ha potuto dire “questo l’avevo già sentito”.

Barbara Gallicchio



 

 

Archivio Comunicati 2006

4 Agosto 2006 - Comunicato Stampa Asetra

 

UN’ALTRA  STRAGE  DI  INNOCENTI?

Questa la notizia di tre giorni fa:

Il 10 agosto inizierà la “caccia di selezione” nella zona di Alessandria volta a contenere il numero esuberante di caprioli che, per mancanza di predatori naturali, si riproducono velocemente e causano danni al territorio e alle colture. “Dovranno” essere abbattuti 600 esemplari (seicento!) tra adulti e cuccioli.

Oggi finalmente, dopo ingiustificata latitanza, il Ministro Pecoraro Scanio ci informa di avere chiesto e ottenuto dalla Regione Piemonte la disponibilità al trasferimento di tutti gli animali condannati nelle numerose aree protette italiane che avevano risposto all'appello.
Nel frattempo molte persone, indignate da tale procedura, hanno telefonato alle redazioni dei telegiornali, chiedendo di adottare i cuccioli di capriolo come  fossero animali domestici.

Emergono quindi due ordini di osservazioni:

1) Ancora una volta, infatti, vediamo concretizzarsi l’effetto domino che la nostra specie ha scatenato sterminando i carnivori e alterando profondamente le nicchie ecologiche. In un primo tempo ci si diverte nell’uccidere lupi e linci, così in un momento successivo ci si sente “obbligati” a prendere il loro posto e metter mano ai fucili per uccidere le loro prede. Non può essere una via accettabile.

2) Occorre ricordare  che il capriolo non è un animale domestico, manca infatti di quelle caratteristiche di adattabilità, docilità, fiducia nell’uomo che contraddistinguono le specie addomesticate, cioè modificate nel loro stesso patrimonio genetico dalla lunga convivenza con noi. Cuccioli resi intimi con la nostra specie dalla vita familiare durante il primo periodo dello sviluppo possono assumere, una volta adulti,  dei comportamenti aggressivi, diretti anche contro l’uomo stesso, per motivi territoriali e sessuali, tali da renderli pericolosi; hanno inoltre esigenze di movimento e di territorio che non si addicono alla vita in piccoli spazi, quali il giardino di una casa.

Ne consegue, anche per il futuro, che le richieste di adozione vengano valutate da esperti in grado di assicurare tanto all’animale quanto alla famiglia una buona garanzia di successo.
ASETRA sconsiglia vivamente di cimentarsi in questa sorta di campagne  scatenate dall’emotività a coloro che non possono ragionevolmente mettere a disposizione condizioni idonee.
Siamo invece a sostenere la sospensione immediata del provvedimento di abbattimento, che non può avere caratteristiche di urgenza, fino a che non sarà stata esaminata ogni altra possibile alternativa, sia in termini di adozioni sia di trasferimenti in altre zone protette e non, dove gli animali possano comunque avere una chance di sopravvivere.
E ancora, ASETRA si chiede e chiede alle autorità della Regione Piemonte (la quale sostiene che l’abbattimento degli animali in esubero avviene tutti gli anni e si stupisce del clamore suscitato in questa particolare occasione) per quale motivo non si sta considerando la reintroduzione di predatori naturali quale mezzo di controllo della crescita della popolazione degli ungulati, sistema già messo in atto in altri Paesi in molte occasioni simili.

ASETRA Associazione Studi Etologici e Tutela della Relazione con Gli Animali

 

 

 


Luglio 2006 - Comunicato Stampa ASETRA

ORSI, BALENE  E ALTRE CREATURE  di  troppo

La sopravvivenza del più adatto.
La sopravvivenza del più fortunato.
La sopravvivenza del più arrogante.
La morte di Gaia.

 

Il Giappone ha chiesto di sospendere la moratoria internazionale per la protezione dei cetacei per riprendere la caccia (mai sospesa né da questa Nazione né da Norvegia né da Islanda) a pieno regime. Questo è possibile perché comprano i voti dei Paesi piccoli o poveri con molto denaro. Vogliono gustare la carne di balena, macellare le balene. Non basta prosciugare gli oceani per rispondere alla globalizzazione del sushi-fast food. La nuova frontiera commerciale è il whale-burger (balena-burger) nonostante la maggioranza della popolazione, interrogata, non sembri interessata a queste carni, almeno per ora.

Non è da molto che stiamo riuscendo a farci un’idea di quanto complesse e inscindibili siano le relazioni tra le creature che popolano questo pianeta, relazioni biologiche assai più intricate nelle loro cause e effetti, fortune e sfortune, che alla fine producono la molteplicità dell’espressione della vita nell’unico mondo finora conosciuto che la ospiti di certo.
La nostra generazione è quella che ha strenuamente cercato la più tenue forma di vita su Marte a fronte dell’assoluta mancanza di interesse per la scomparsa quotidiana di decine di specie animali intorno a noi, non già per un cataclismico meteorite piovuto dal cielo, come probabilmente alla fine sarà la nostra apocalisse, ma per la nostra spietata arroganza o colpevole accidia.
Probabilmente non siamo soli in questo universo di miliardi e miliardi di stelle ma, per frutto di una straordinaria serie di circostanze fortuite e irripetibili, su questa Terra particolare l’esplosione di ramificazioni di vita complessa, parte delle quali definibile intelligente  ha infine condotto a creature fantastiche come i cetacei che hanno saputo vivere e prosperare per 58 milioni di anni e, almeno negli ultimi 30, mantenendo un’avanzatissima struttura cerebrale di cui non siamo al momento in grado di capire le potenzialità ma evidentemente il tipo di cervello più adatto per mammiferi grandi, spesso grandissimi, che popolano gli oceani dotati di enormi capacità comunicative.
Questi animali ci dimostrano che è possibile possedere un cervello complesso senza rischiare di annientare la propria vita e quella di tutti gli altri organismi. La nostra specie esiste da appena un millesimo di quel lasso di tempo, dovremmo quindi imparare da loro, potrebbero insegnarci a evitare la distruzione del mondo e a utilizzare le nostre facoltà mentali per impedirci di porre fine anche alla loro esistenza, oltre a quella dell’intero pianeta. Il ruolo che l’umanità dovrebbe occupare nel sistema naturale è quello di ragione omnicomprensiva, di entità capace di meditare su se stessa e, attraverso questo processo, svelare le meraviglie della vita. Se recidiamo le nostre radici, le dissotterriamo e le bruciamo, finiamo per sentirci come creature avulse dalla natura, in un mondo artificiale dove gli altri animali hanno perduto il diritto di domicilio (insieme a ogni altro diritto) a meno che non siano asserviti alla nostra suprema volontà.
Accade così che un orso bruno, ignaro di confini politici o geografici, pur denominato “specie protetta” (che deve intendersi “protetta dall’umanità”, cioè che è vietato uccidere, che fa parte di un progetto di “ripopolamento” in cui si gioisce per ogni nascita e si piange per ogni morte), venga condannato e fucilato perché…viveva.
Allora come funziona questo perverso rapporto tra uomini e gli altri viventi, basato su distruzione e sterminio e estinzione per poi decidere, quando è troppo tardi, che non era giusto procedere in quel modo e correre ai ripari (ripopolamenti, moratorie, perfino clonazioni) per fingere di poter ricostruire una popolazione, una specie, un ecosistema. Recuperare animali simili a quelli scomparsi e trapiantarli, aiutarli a superare l’ambientamento, sperare che il programma funzioni, che nessuna madre porti i cuccioli su quello che può sembrare un comodo sentiero perché probabilmente è una strada su cui saranno travolti da un’automobile o da un treno e comunque le strade corrono vicine alle abitazioni e finiscono in paesi dove c’è sempre qualcuno con un fucile con il colpo in canna. Sperare che stiano alla larga dalla maggioranza delle persone perché solo pochi conoscono la tolleranza.
Dietro al mirino sono tutti padroni della vita altrui. Le autorità bavaresi rassicurano che l’animale non ha sofferto (sic!), essendo bastato un solo proiettile sparato da un professionista; resta insoluto il quesito del perché tale abilissimo tiratore non sia stato reclutato per sparare un narcotico e trasferire la povera bestia da una zona all’altra invece che dal mondo dei vivi a quello dei morti. Il suo corpo impagliato sarà esposto in un museo locale e la gente pagherà un biglietto per ammirarlo.
Semplicemente non c’è storia, nessuna chance: finisce così la brevissima vita di un cucciolo d’orso, spenta con la tenue fiammella della speranza di un futuro sognato. Così come sono finite le vite di decine di migliaia di orsi e balene e tigri e elefanti. Tutti di troppo su questo azzurro pianeta che visto dallo spazio incanta per la sua bellezza,  promessa di un paradiso, perduto.
Gaia muore e noi siamo gli assassini.

Quando se non adesso, subito, è il momento per una reale palingenesi del nostro ruolo?   Una nuova coscienza naturculturale  dev’essere trasmessa da chi “sente” a tutti coloro che possono ascoltare. Come sempre ogni singolo individuo è vitale nei cambiamenti di pensiero e nessuno dovrebbe credere che non vale la pena di combattere.
Il meme è l’unità autoreplicante che si diffonde da una mente all’altra portando un pensiero e anche per i memi funzionano le leggi della selezione naturale, sopravvivono quelli più adatti e sta a ognuno di noi trasmettere i memi davvero importanti.

Barbara Gallicchio

www.asetra.it

MEMI, IDEE E TRASMISSIONE CULTURALE
Nello studio dell’evoluzione culturale si notano grandi analogie
con l’evoluzione biologica...(continua)


The Great Ape Project

Il 26.04.06  appariva sul Corsera un articolo dal titolo “Diritti umani alle scimmie”polemica in Spagna dal quale veniamo informati che il parlamento spagnolo ha accettato di dibattere un progetto (non di legge) di iniziativa socialista per chiedere al governo la protezione, all’interno del Paese e in sede internazionale, delle grandi scimmie antropoidi – Bonobo, Scimpanzé, Gorilla, Orangutan- progetto noto come GAP.


 

APRILE 2006

Cani con l’Alzheimer?  Parliamone 

Alla fine del marzo scorso su alcuni quotidiani è stato citato uno studio al quale alcuni medici veterinari hanno partecipato.
Era volto a valutare l'azione di un farmaco nutraceutico ( termine attualissimo che deriva dalla fusione delle parole " nutriente"  e "farmaceutico" che si potrebbe usare in luogo del termine di "integratore" alimentare) su cani anziani. I medici veterinari che si occupano in maniera specifica di comportamento, ogni giorno si trovano di fronte a problematiche che riguardano non solo
gli  animali ma anche la loro relazione con i padroni. Proporre un
integratore  alimentare affermando che la maggiornaza dei cani al di sopra dei 7 anni di età è mentalmente carente e neurologicamente malata urta contro l'evidenza che LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI CANI SOPRA I 7 ANNI DI ETÀ SONO PERFETTAMENTE "SANI DI MENTE"  e danno soddisfazioni sempre maggiori ai loro  proprietari, che non si trasformano perciò in badanti cinofile né abbisognano di supporto farmacologico, in termini di capacità di comunicare e di condividere la vita di tutti i giorni.

Il morbo di Alzheimer, nella sua versione... umana, colpisce
in maniera crudele molte persone ed è una malattia con grande impatto sociale sul malato e sulla sua famiglia. ASETRA non  ritiene né corretto né opportuno diffondere l'opinione del tutto inattendibile che anche i cani possono "comunemente" andare incontro a una patologia tanto grave e invalidante, poiché i casi di disfunzione cognitiva finora riscontrati nella comune pratica  riguardano un numero molto basso di soggetti.
Tanto meno pare opportuno interpretare i segni normalissimi legati all'invecchiamento come segni di "demenza". I medici veterinari sono le figure di riferimento per comprendere e aiutare al meglio gli animali da compagnia nelle loro diverse fasi biologiche e nelle loro diverse condizioni individuali e, qualora si riscontrino segni di patologia, saranno loro i primi a consigliare gli interventi necessari. ASETRA ritiene doveroso fare questa precisazione a tutela, come è del tutto opportuno, di una relazione felice e corretta tra uomini e animali da affezione.

ASETRA

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Archivio Comunicati Stampa 2005


Le nostre opinioni


 

A quanto pare la richiesta ha suscitato alcune reazioni scontate, come quella dell’arcivescovo di Pamplona, Fernando Sebastian, che ha trovato “ridicolo” che il governo si appresti a concedere diritti umani alle scimmie “quando non li riconosce ai bambini non nati (gli embrioni)” o quanto dichiarato nientemeno che dalla presidente della sezione spagnola di Amnesty International, Delia Padron, sorpresa dal fatto che “si lotti per i diritti delle scimmie quando oggi non sono riconosciuti a molte persone”.

Immaginiamo che alla Chiesa non venga alcun turbamento se gli ultimi Gorilla di montagna vengono ammazzati a colpi di fucile per farne trofei con la testa e posacenere con le mani, o se per catturare un piccolo Bonobo e destinarlo a una vita in gabbia, si debba massacrare tutto il gruppo familiare.

Ancora una volta quindi, si confonde l’impegno verso gli animali con una sottrazione ai diritti dell’umanità, sempre e comunque innalzata a un livello “cristianamente” superiore, perfino quando si chiede soltanto che a questi parenti così prossimi, cui è stato fatto così tanto male, venga garantito il diritto alla vita, alla libertà dalla prigionia e dalla tortura. Davvero non è troppo impegnativo.

Non si tratta di “abbassare” lo status umano a livello degli animali, ma solo di guardarci nello specchio evolutivo che queste creature costituiscono e permettere loro di usufruire di quanto a noi pare legittimamente dovuto. E ricordare, anche se a qualcuno non piacerà, che siamo animali anche noi, infine.

Potrebbe essere il momento per una nuova consapevolezza.

Alcuni scienziati particolarmente sensibili, per lo più provenienti dall’etologia cognitiva o anche da discipline umanistiche, hanno proposto di allargare il progetto a tutti gli animali non umani e trasformarlo in Great Ape Animal Project.


Barbara Gallicchio
www.asetra.it

Invitiamo tutti i lettori di ASETRA a visitare il sito del Gap:

www.greatapeproject.org

 

 

 

 

GIUGNO 2006 - DICIAMO BASTA AL PALIO

 

Il Palio di Ferrara tenutosi pochi giorni fa è stato spettacolo di sangue ancora una volta. Ben tre cavalli hanno pagato con la vita una corsa che si tiene su una pista che sembra  scelta apposta per provocare lesioni agli arti, piena com’è di buche insidiose nelle quali gli animali inciampano spezzandosi di netto ossa che poi, si sa, non è spesso possibile aggiustare. E non basta un caduto per far interrompere la sciagurata gara, si va avanti fino alla fine.

Forse la crudezza dell’uccisione “umanitaria” dei cavalli, l’espressione terrorizzata di chi è incapace di comprendere cosa sta capitando, il corpo tremante per il dolore, il bel mantello tirato a lucido sporco di terra e sangue, forse allora queste immagini dovrebbero essere trasmesse in primo piano all’ora di cena, perché siano per sempre impresse negli occhi di chi, l’anno prossimo, potrebbe diventare uno spettatore di manifestazioni come questa: una vergogna per l’umanità.

Ci chiediamo quali animali siano in grado di sperimentare empatia, la capacità di provare lo stato emozionale di qualcun altro, qualità che riteniamo senz’altro caratteristiche della nostra specie e dalla quale scaturiscono comportamenti spontanei di soccorso e aiuto. Ma siamo certi di essere poi così dotati? O dovremmo innalzare le nostre regole morali appena un po’ più in alto, diciamo al livello di quegli animali che non godono delle sofferenze altrui.

Barbara Gallicchio
www.asetra.it

 


 

 

GIUGNO 2006

Archivio Comunicati 2005

07.12.2005  COMUNICATO STAMPA

 

Pitbull: vittime o carnefici?

Lo stato della California, dopo l’ultimo attacco con esiti fatali a un ragazzino, da parte di Pitbull,  considerando che quel cane è di gran lunga il più segnalato come protagonista di aggressioni mortali negli ultimi anni, ha da poco varato una legge che regolamenta strettamente il possesso di questa tipologia canina. Tutti i soggetti presenti saranno sterilizzati. L’allevamento sarà consentito solo per riproduttori “da esposizione”, quando si sia certi che lo scopo dell’allevatore è produrre soggetti belli e bravi, tranquilli e non aggressivi, quelli appunto che possono frequentare i ring delle mostre.

Il provvedimento è molto interessante. Orienta, infatti, l’indirizzo della selezione verso individui dotati di caratteristiche comportamentali migliori, più adeguate all’ambiente umano e metropolitano nel quale gli animali oggi vivono.

Il Pitbull è infatti la prima vittima della cattiva modalità di selezione cui è stato sottoposto per molti decenni. Particolarmente negli Stati Uniti si assiste a una netta prevalenza, con sovraffollamento, di queste povere bestie nei canili. I Pitbull sono infatti divenuti i più reietti, abbandonati da proprietari incoscienti o impreparati. Molte persone si sono sentite  sopraffatte dall’animale che avevano prescelto solo perché affascinati dal suo alone di pericolosità. E così ora di tutti i cani ospitati nei canili questi sono quelli destinati a restarvi per tutta la vita, oppure a essere soppressi proprio perché senza speranza di essere adottati.

Allevatori e proprietari senza scrupoli hanno favorito caratteristiche che li hanno resi  troppo reattivi e instabili e quindi meno adattabili,. I Pitbull sono ormai da considerare vittime di maltrattamento genetico. Un maltrattamento che è ben più grave del maltrattamento fisico di un singolo individuo. Un maltrattamento che è da detestare e perseguire come forma di crudeltà che ha conseguenze che si trasmettono da una generazione all’altra. Viene praticato, in generale, favorendo, nella selezione, non solo le tendenze che sono state poste sotto accusa per i Pitbull, ma anche una quantità di caratteristiche morfologiche estreme, il gigantismo e il nanismo per citare le più vistose. E’ di poco tempo fa la denuncia, apparsa sui quotidiani americani e giunta anche da noi, della moda di acquistare cagnolini  così piccini da stare in una borsetta. Annunci pubblicitari promettono taglie sempre più miniaturizzate, in risposta ai capricci di una clientela alla quale non interessa affatto se tale livello di nanismo è, oppure no, compatibile con la salute.

L’appello di ASETRA è diretto a tutti coloro cui stanno a cuore i cani, unici fra tutti gli animali a essersi alleati con noi. Ci auguriamo che costoro si uniscano nella denuncia contro le selezioni incoerenti rispetto alla  storia sociale della nostra specie, che ha riconosciuto nei cani una specie altra, ma amica. Una specie che segue con noi le vicende della nostra storia da molte decine di migliaia di anni.

 

Per saperne di più: www.asetra.it

 

I Pitbull e il maltrattamento genetico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

21 ottobre 2005

COMUNICATO STAMPA

 

 

 

 

 

 

POLLI ALLA DIAVOLA

 

 

L’influenza delle galline (e dei polli) è all’ordine del giorno. Come ai tempi della mucca pazza e delle pecore stordite si presentano al pubblico, in tv e sui periodici, immagini di animali sacrificati (è proprio il caso di dirlo) alle necessità e alle opportunità degli allevamenti intensivi più moderni.

È di questi giorni il passaggio sui vari telegiornali di servizi filmati che testimoniano l’abbattimento di decine di migliaia di polli, perché ritenuti a rischio di infezione da virus dell’influenza aviaria. E fin qui si potrebbe anche capire che i polli morti possano essere mostrati in risposta a questa necessità di informare. Quello che tuttavia è davvero difficile comprendere  è la opportunità di vedere, come al tg La7 dell’altro ieri, che nella fossa comune strapiena di sacchi contenenti le povere bestie, qualche esemplare di pollo girava perplesso, vivo e vitale, fino a quando non gli sono stati scaricati addosso altri innumerevoli sacchi e, finalmente, la calce viva o la terra, ad assicurargli una sepoltura chimica oppure un’inumazione, senza che il/la giornalista , né la redazione,  si sentisse in dovere di notare e far notare tale stupefacente mancanza di pietà. Ancora, ieri sera la RAI ci ha offerto la cruda realtà dell’insaccamento dei polli e dei tacchini vivi, destinati a morire per soffocamento e schiacciamento, sempre senza sentire la necessità di alcun commento. Noi abbiamo voluto accennarne uno… a proposito di un pollo davvero alla diavola.

 

A.S.E.T.R.A. (Associazione di Studi Etologici e Tutela delle Relazioni con gli Animali)

 

 

 

 

 

 

22 Ottobre 2005  -   Dal sito di MINA :

 

Abbiate pietà di Paperino

Scappa, Paperino! Prendi Qui, Quo e Qua e scappa come un pazzo. Prendi nonna Papera e scappa come un pazzo. Gastone no, lui è così spudoratamente fortunato che non se la prenderà l’influenza aviaria. Ma anche lui dovrà stare ben nascosto, altrimenti l’uomo farà fuori anche lui. Con l’acido, col mitra, col fuoco o semplicemente facendolo soffocare in un pattumierone di ferro insieme a tutte le papere, i polli, gli uccelli e tutto ciò che ha ali. L’uomo si deve difendere. E questo è giusto. Ma non è perché i polli non hanno uno sguardo dolce e intenerente, non è perché non ti viene voglia di accarezzarli, come se fossero dei cuccioli di cane, che si possono massacrare in quegli orrendi modi che ha mostrato la tv. Sono esagerata? Sì, sono esagerata. Probabilmente come al solito.

I volatili si spostano, migrando con velocità e periodicità uniche e chilometraggi da compagnia aerea. L’irrefrenabile potenza di tale mezzo di trasporto virale suscita terrore, evoca tregenda e acuisce la spensieratezza di ignoranti mediatici che ci mostrano le rotte del contagio e il cimitero semovente. Per fortuna non si riesce ad identificare né Prodi né Berlusconi né Bush né Bin Laden come possibili untori. Così evitiamo la rottura di palle dell’ennesima caccia al mostro, delle difese d’ufficio e dei cortei a caso con bandierine e con slogan incendiari a caso.

Non sapendo come omologare lo spettacolo dell’aviaria ai format più avvincenti per noi che ormai siamo considerati solo come un target, i pirla del «mass-media circus» si sfogano nel papocchio delle controversie scatenate da infettivologi più o meno attendibili, in relazione ai loro legami con l’industria farmaceutica. Altri pirla, assolutamente avulsi dal target, e per questo sicuramente ammirevoli ma spregiudicati come sciacalli, continuano ad importare i fratellini di Titti dall’Uzbekistan, non si sa perché. Potrebbe essere per dimostrare l’inefficienza dei filtri delle dogane e dei controlli comunitari, oppure per dare una prova di forza di un altro potere, indifferente tanto all’intelligenza quanto alla deficienza comuni.

Tranne gli angeli, gli arcangeli, i cherubini e i serafini, tutti i possessori di ali sono in pericolo. A cominciare dalla colomba dello Spirito Santo, passando per Calimero, fino a tutti gli uccelli che si aggirano dalle parti di Torino, come quelli che si appoggiano innocentemente sulle spalle di Del Piero.

Mina Mazzini  -  www.minamazzini.com

 


 

 

Un problema che ci prende per la gola!

  

COMUNICATO STAMPA

 

A.S.E.T.R.A. (Associazione di Studi Etologici e Tutela delle Relazioni con gli Animali) vuole segnalare l’esistenza di un problema misconosciuto ma concreto: quando si monta un collare a strangolo e si agisce strattonando, si ottiene lo scorrimento di un cappio che si stringe attorno al collo impedendo il passaggio dell’aria e sottoponendo il cane a disagio o a dolore, suscitando in lui un sentimento di paura e/o sofferenza. Non certo il tipo di emozione che vorremmo il nostro amico provasse quando prendiamo in mano il guinzaglio.

Poiché oggi sempre più spesso i proprietari si affidano a educatori cinofili o addestratori e molte sono le segnalazioni che riceviamo in proposito all’uso di metodi coercitivi o brutali, di cui il collare a strangolo è solo uno dei più diffusi, occorre allora che i proprietari stessi prendano coscienza di quello che viene fatto ai loro animali e che può danneggiarne non solo il fisico, ma anche e soprattutto l’equilibrio psichico.

È necessario rifiutare che vengano usati metodi e strumenti che possano recare dolore o spaventare gli animali. La violenza non è mai giustificata.

 

I proprietari potranno trovare ulteriori e più specifiche informazioni sul sito  www.asetra.it  

 

 

I collari e il loro uso

 

Quando un proprietario entra in un negozio di articoli

per animali e guarda verso la parete dove sono
esposti i collari, vedrà che la gran parte sono costituiti

 da un cordone, tessuto o cuoio, oppure una catena e, a ciascuna estremità, un anello. Questi collari possono essere poi collegati al guinzaglio legando i due anelli fra loro (il che formerà un cerchio di dimensione fissa) oppure formando uno scorsoio (che costituisce un cappio): agganciando il guinzaglio sul capo scorrevole si otterrà l’azione di “strangolo” o “strozzo” con cui la metodica viene chiamata riferendo all’evidenza che il collo dell’animale viene “strangolato”.

 

È diffuso malvezzo utilizzare i collari in questo modo, così se il cane tira o strattona viene strozzato, subendo disagio o dolore o sensazione di soffocamento, lo scopo è di farlo smettere di tirare. Non succederà. 

 

 

 

 

I danni del collare a strangolo

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici:

1.Hallgreen A., 1992 " Spinal anomalies in dogs" ABCN 9 (3), 3-4


2. Miles,S. 1991 "Trainers and chokers. How dog trainers affect
behaviour problems in dogs" Veterinary Clinics of North America:Small
Animal Practice - Vol.21 n.2 March

 

I collari posizionati a strozzo sono stati usati sui cani per molti anni; sono così comuni che solo poche persone riflettono bene prima di usarli.

Potrebbero forse diventare meno comuni se la gente fosse consapevole del fatto che questi (oltre ad essere strumenti d’addestramento inefficaci) sono la causa di molti problemi fisici fra cui:

  • Lesioni ai vasi sanguigni dell’occhio
  • Danni a trachea ed esofago
  • Gravi traumatismi della colonna cervicale
  • Svenimenti
  • Paralisi temporanea delle zampe anteriori
  • Paralisi del nervo laringeo
  • Atassia degli arti posteriori

L’analisi dei danni causati dal collare a strozzo ha mostrato che alcuni cani presentavano una dislocazione  vertebrale mentre altri avevano subito danni permanenti ai nervi. Ancora, una condizione chiamata sindrome di Horner, talvolta causata da traumatismi del collo, provoca disturbi  agli occhi e paresi facciale.

I difensori del collare a strozzo spesso ne consigliano l’uso sui cani fin da giovane età. Al contrario proprio sugli animali giovani vi è un maggior rischio di lesioni gravi e permanenti.

Si dimostra pertanto che tale metodica si rivela non solo controindicata ai fini dell’educazione del cane, ma concretamente pericolosa.

Ci sono molti addestratori che possono mostrare metodi  più efficaci e sicuri, metodi che non richiedono l’uso di forza o che non hanno il potenziale di causare dolore o danni fisici.


 

EDUCARE UN CANE

Negli ultimi anni anche in Italia è andata crescendo la domanda di corsi di educazione /addestramento di base per cani di ogni tipo. Nel passato, invece, erano soprattutto i cani da lavoro che erano sottoposti ad addestramenti specifici per la caccia, la guardia, la custodia del gregge ed altro. Tali esemplari erano destinati a concretizzare le predisposizioni ereditate da cuccioli tramite l’esperienza di professionisti che non sempre erano  all’altezza del loro difficile compito. Ora come allora.

 

Tendiamo ad avere un sempre maggior numero di cani che hanno seguito corsi di educazione/addestramento.

Una parte di questi sarà stata affidata a persone che si sono improvvisate senza alcun tipo di preparazione o esperienza che li abbia posti in grado di avere le capacità e soprattutto le sensibilità nel trattare questo particolare e delicato aspetto del comportamento degli animali.

L’educazione di base e l’addestramento del cane hanno la principale funzione di migliorare la comunicazione cane-proprietario, di aumentare le capacità del cane ad adattarsi con successo al contesto in cui vive e di indirizzare le sue attitudini – individuali e/o di razza-  verso comportamenti socialmente adeguati e, dunque, accettabili.  Probabilmente la sempre minor disponibilità di tempo, sia da dedicare al cucciolo sia da destinare alla lettura di testi informativi, unita alla progressiva alienazione dal mondo naturale, hanno provocato una diminuita capacità intuitiva nel trattare gli animali mentre, fortunatamente, restiamo attratti da loro; conseguenza di questo stato di cose è la delega dell’educazione a qualcun altro.

Questo compito è molto complesso ed è paragonabile all’educare un bambino.

Com’è noto, i cani sono animali sociali che derivano dal lupo. Come per il loro progenitore, anche il cane domestico è dotato di  acuta intelligenza sociale. Questa è messa a frutto nella cooperazione per la sopravvivenza dell’intero gruppo e nell’investimento, sostenibile, di energie e attenzioni dedicate all’allevamento e all’educazione dei piccoli. Questi crescono accuditi non solo dalla madre ma da tutti i componenti il branco. Questo è, di fatto, una grande famiglia composta prevalentemente da parenti. Là i cuccioli  godono di quella libertà vigilata che nelle culture umane è concessa anche ai bambini. Nel contempo è loro impartita una “scuola di vita e comportamenti” destinata a trasformarli in futuri individui integrati e collaboranti. Questa “scuola” si basa su una generale benevolenza e anche sulla coerenza nell’imposizione dei limiti necessari a ridimensionare la personalità dei… cani in via di sviluppo. In tal modo, durante questo periodo, essi acquisiscono un certo autocontrollo nei modi di rapportarsi con gli altri, siano i fratelli o i parenti anziani, e imparano il senso dell’autorità degli adulti, che sono i depositari delle conoscenze indispensabili per affrontare la vita e le regole da seguire. Per nessun motivo al giovane è fatto del male o suscitato sentimento di paura, anche quando sgridato o spinto a obbedire. Mai è intaccata la fiducia e il senso di tranquillità e protezione forniti dal branco.

 Errori nel processo educativo possono generare problemi difficilmente tollerabili nella  vita quotidiana di un cane all’interno di una famiglia media, oltre che creare frustrazione, insicurezza e persino sofferenza. E’ del resto logico che un animale che ha scelto di unirsi alla Comunità degli uomini debba in un qualche modo subirne le conseguenze, ma non troppo!

Tutti i proprietari dovrebbero essere a conoscenza del fatto che usare metodi educativi coercitivi o addirittura brutali può danneggiare la corretta crescita di un cucciolo, può favorire l’insorgenza di comportamenti aggressivi o di paure che faranno soffrire il cane e i suoi padroni.

Tutti gli studi sul comportamento animale condotti negli ultimi decenni confermano che educare ed addestrare i cani basandosi sul principio di premiare i buoni comportamenti con coerenza e costanza è il sistema in assoluto più efficace, mentre l’uso delle punizioni fisiche porta con sé rischi ingenti: generare incomprensione, sfiducia e paura del padrone, aggressività per autodifesa e, in ultima analisi, incrementare notevolmente il rischio che l’animale diventi instabile e imprevedibile venendo così a costituire un pericolo per l’intera società.

L’appello che ASETRA  vuol far pervenire a tutti i proprietari di cani è di educarli con gentilezza ma coerenza, senza usare punizioni e di essere particolarmente attenti e esigenti nella scelta delle figure professionali – educatori cinofili e addestratori – rifiutando che siano usati metodi e strumenti che possano recare dolore o spaventare i cani.

La violenza fisica o psicologica non è mai giustificata: nessun istruttore cinofilo, per quanto esperto o titolato sia (o dica di essere) deve mai permettersi di perpetrare maltrattamenti, come quelli che da molti ci sono segnalati.


 

 

 


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