L'Identità del cane

 

di Roberto Marchesini
Alberto Perdisa Editore

Certo ci vuole coraggio per decidersi a scrivere un nuovo saggio sul cane che ribadisca la sua essenza animale e quindi diversa eppure così intrinsecamente parte della nostra umanità. Coraggio perché tanto è già stato detto e scritto e tanto, troppo vien detto e scritto continuamente su riviste patinate tutte uguali, anche nelle iconografie sempre più spettacolari, mercificate, pubblicitarie. Coraggio soprattutto occorre per dare un colpo di spugna alla concezione comune e dire cose nuove, pertanto non già ufficialmente accettate, ma anche per dare nuove interpretazioni a fenomeni conosciuti.

In questo libro troverete un punto di vista davvero intrigante, frutto di una concezione zooantropologica, ma anche storica e filosofica, che ci parla del nostro paleolitico rapporto con il lupo e di come dall’incontro così profondo delle due specie più diffuse di predatori sociali sia originata una imponente svolta per l’umanità, epocale quanto quella che si presentò al lupo nel momento in cui iniziò la sua trasformazione nel cane. Il processo di traduzione da “selvatico in competizione” in “addomesticato in collaborazione” non riguarda infatti solo il cane in divenire, ma almeno altrettanto l’uomo in divenire; Marchesini ci ricorda all’improvviso quanto misconosciuta sia questa parte tanto fondamentale della nostra storia naturale.

Quanto ci ha aiutato il cane a diventare uomini?

“Molto spesso si ha l’impressione che la presenza del cane nell’ecumene sia più un fastidio che altro, ovvero che la cittadinanza del cane sia una concessione che la società umana fa per assecondare i cosiddetti cinofili, amanti o appassionati del cane. Nulla è più lontano dalla realtà delle cose”
Non si tratta soltanto di riconoscere l’importanza affettiva della relazione parentale che si sviluppa in modo così naturale da sembrare quasi istintivo, ma di richiamare a viva voce la responsabilità storica che l’umanità ha nei confronti del cane; la sua biologia, la sua struttura filogenetica è stata resa antropo-dipendente proprio nella messa in atto del processo di selezione. Nel prendere possesso del destino dei cuccioli nati sotto la nuova direzione riproduttiva, distruggendo quelli che non rispondevano alle aspettative e tenendo presso di noi solo quelli più adatti a diventare compagni abbiamo operato fondamentali cambiamenti nell’animale ma ne siamo stati a nostra volta profondamente coinvolti in un percorso coevolutivo che dura da oltre 40.000 anni.
Ecco quindi dispiegarsi e ritrovarsi il grande ventaglio di possibilità comunicative che intercorre tra l’umanità e i suoi cani, non appena ci addentriamo nel cognitivismo specie-specifico e ricordiamo quanto diversamente affrontiamo lo stesso mondo e quanto sia importante dare valore a tale diversità per tessere la rete sulla quale devono viaggiare percorsi comunicativi che finalmente ci tengano in profondo contatto. Il riconoscimento dell’alterità come via alla più intima conoscenza.
E’ perciò imperativo il suggerimento che dobbiamo trarre da “L’Identità del Cane” di guardare al di là del guinzaglio e immaginare la più vecchia coppia di amici camminare liberi e vicini, saldati da quell’intimità che scaturisce dall’essere cresciuti insieme, nel vero senso di quest’ultima parte del percorso filogenetico di entrambe le specie, umana e canina. Scritti ciascuno nel DNA dell’altro. Davvero.
Per non dimenticare chi siamo e da dove veniamo.

Barbara Gallicchio

 


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