Etologia applicata nel rapporto uomo-cavallo




Dalla conoscenza del comportamento del cavallo, come vive in natura, come si relaziona con i suoi simili e comunica con essi, si può trarre uno spunto per cercare di instaurare un rapporto diverso con questo animale, rapporto che spesso è conflittuale e non privo di problemi. Lo scopo è quello di creare un approccio definito “etologico” (doma gentile o doma dolce), in cui il rapporto uomo- cavallo non sia più quello tra predatore e preda, bensì tra dominante e subordinato, all’interno di una gerarchia sociale specifica. Negli ultimi anni le tecniche di doma etologica del cavallo hanno suscitato un interesse sempre maggiore, grazie anche alla crescente attenzione che viene posta verso il benessere animale. La tecnica proposta da Monty Roberts (Roberts M. 2002. From My Hands to Yours, ed. Monty and Pat Roberts Inc., Solvang, USA, pp 230.) prevede di instaurare un “dialogo” tra uomo e cavallo utilizzando comportamenti analoghi a quelli che usano i cavalli tra loro allo stato selvatico; in particolare l’uomo adotta il comportamento di un soggetto dominante.
Il cavallo è un animale gregario per natura e si sente in pericolo quando è isolato dal branco; nella doma etologica l’uomo rappresenta il branco a cui il cavallo decide di aggregarsi per non rimanere da solo e per cercare protezione. Questo tipo di doma non prevede metodi coercitivi ed il cavallo durante il lavoro è sempre libero di mettere in atto la fuga che, in natura, è il mezzo di difesa primario. Con questo metodo è il cavallo che sceglie di stare con l’uomo, senza che ne sia obbligato con la forza. Il centro del tondino rappresenta il posto dove il cavallo può aggregarsi all’uomo, ricevere carezze e sentirsi al sicuro. Il metodo cerca di realizzare un’associazione (“join up”) tra uomo e cavallo basata sulla fiducia e sull’accettazione da parte del cavallo della leadership dell’uomo. Per ottenere ciò l’uomo deve adottare atteggiamenti comprensibili all’animale, non potendo pretendere che sia il cavallo ad adeguarsi al nostro modo di comunicare. Il Join up, che si svolge con un solo cavallo per volta all’interno del tondino, prevede queste fasi: allontanamento del cavallo, avvicinamento, contatto, associazione. Nella fase di allontanamento l’addestratore si posiziona al centro del tondino e, mediante particolari posture e movimenti, induce il cavallo a correre alla periferia del tondino (reazione di fuga), finché non manifesta atteggiamenti indicanti la volontà di “dialogare” con l’uomo. Essenzialmente ciò consiste nel rivolgergli attenzione ed accettarne la leadership e cioè: movimenti di masticazione, abbassamento della testa verso il terreno, orecchie portate leggermente di lato e rivolte verso l’addestratore, posizione degli arti anteriori divaricati quando il cavallo è fermo. La successiva fase di avvicinamento consiste nel permettere al cavallo di avvicinarsi all’uomo nel centro del tondino ed annusarlo. In seguito si ha la fase del contatto, in altre parole delle carezze da parte dell’uomo, dapprima sulla testa, poi sul collo, sul torace, infine sul posteriore. La fase seguente, cioè quando il cavallo manifesta la volontà di stare vicino all’uomo e seguirlo quando cammina, rappresenta la realizzazione dell’associazione (join up). Quest’ultima fase indica che il cavallo riconosce l’uomo come capobranco ed è disposto ad accettare le sue richieste. Durante le varie fasi, se il cavallo si distrae o comunque interrompe il “dialogo” con l’addestratore, quest’ultimo lo allontana e lo induce di nuovo a correre lungo il perimetro del tondino, ponendolo in una situazione di disagio, finché non mostra di essere disposto a collaborare. Quando viene raggiunta la fase dell’associazione, il cavallo ha acquistato fiducia nell’addestratore ed accetta, anche se con gradualità, le sue manipolazioni, preludio alle operazioni successive.

Attualmente sono stati riportati numerosi dati pratici che riguardano la doma etologica ; oltre a Monty Roberts un altro importante esponente del settore è Pat Parelli che ha aperto una scuola anche in Italia (Parelli P., 2002. Natural horse-man-ship, 1° edizione italiana, ed. Parelli Italia s.r.l., Pieve S.Stefano (Ar), Italia, pp 263.), ma non sono ancora disponibili dati scientifici che valutino, in uno studio comparato, gli effetti della doma etologica, rispetto a quella tradizionale, sul benessere del cavallo e sulla sua interazione con l’uomo. Questo è un aspetto che sarebbe interessante studiare e sul quale stiamo eseguendo alcune esperienze preliminari.

Prof.Claudio Sighieri
Docente di Fisiologia ed Etologia Veterinaria
Università degli Studi di Pisa


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