La nostra proposta di legge

PROPOSTA
DI
LEGGE REGIONALE TOSCANA

“Regolamentazione della gestione potenzialmente pericolosa del cane”



INTRODUZIONE

La convivenza tra l’uomo ed il cane si perde nella notte dei tempi, come testimoniano gli scavi archeologici che hanno permesso di ritrovare resti umani e di cani risalenti a 12 mila anni fa; secondo alcuni ricercatori il legame e l’alleanza che legano l’uomo al cane potrebbe però risalire addirittura a molto prima, forse 100 mila anni fa. Se così fosse potremmo allora parlare di un vero e proprio processo di co-evoluzione che ha permesso ad entrambe le specie di affermarsi con successo e di risultare vincenti nell’adattamento all’ambiente, proprio grazie al reciproco rapporto di mutua assistenza.
I cani sono stati indispensabili per la nostra vita per molti, lunghissimi anni; hanno permesso all’uomo preistorico di cacciare con successo, quando dalla buona riuscita della caccia dipendeva la sopravvivenza, riscaldandolo durante le notti invernali. Sono stati utilizzati per la difesa personale e del territorio, adeguandosi alle più svariate situazioni di vita. Oggi sono un prezioso ausilio per i non vedenti, salvano quasi quotidianamente la vita di persone vittime di disastri ambientali (terremoti, valanghe), partecipano alla ricerca di esplosivi e di droga ma soprattutto vivono nelle nostre case, considerati spesso come membri della famiglia.
Una ricerca condotta dalla Facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa (Gazzano A., Sighieri C. et al., Sisca Observer 6; 2, pag. 36-38, 2002) ha evidenziato quanto sia forte il legame con questo animale all’interno della nostra regione e come il cane non sia più scelto per quello che “fa”, cioè per una sua specifica abilità (la caccia, la guardia etc) ma per quello che “è”, per la sua capacità di relazionarsi con l’essere umano con una “genuinità” avvertita sempre più raramente nei rapporti interpersonali.
Tuttavia, questo rapporto millenario che ci lega a questo animale sembra essere giunto ad un punto critico come testimoniano le sempre più frequenti richieste di consulenze comportamentali veterinarie di cui, per altro, solo una minima parte dovute a problemi di aggressività.
Eppure il cane non è cambiato…. L’uomo ne ha modificato l’aspetto morfologico, ne ha selezionato ed esaltato alcune caratteristiche comportamentali (non tutte e non sempre apprezzabili, come ad esempio l’eccessiva reattività), ma non ha intaccato quel bisogno di contatto sociale che migliaia di anni fa spinse, forse, un lupo a cercare la carezza di un uomo.
È cambiato invece, in modo profondo e radicale, il modo di vivere dell’uomo: i villaggi hanno lasciato il posto a città sempre più povere di spazi verdi ed il cane è entrato, forzatamente, nelle nostre case di cui spesso resta l’unico abitante per gran parte della giornata.
Si tratta quindi di un mutamento ambientale che è stato la causa di profondi cambiamenti nella relazione con l’animale, relazione a cui l’uomo può talvolta giungere impreparato per la mancata consuetudine con l’animale stesso, di cui ignora non solo le esigenze fisiologiche basilari ma soprattutto il repertorio comunicativo e sociale. Da ciò scaturiscono spesso i gravi episodi di aggressività che la cronaca giornalistica non manca di evidenziare e che consistono sovente in veri e propri fraintendimenti comunicativi. Quando, come purtroppo accade frequentemente, sono i gesti umani della tenerezza (carezze, abbracci, braccia protese) a non essere compresi dall’animale, gli episodi aggressivi lasciano ferite nel corpo spesso ben più lievi di quelle, assai profonde, inferte alla fiducia reciproca.
Il problema “cani pericolosi” è perciò essenzialmente un problema di relazione “uomo-animale” ed un intervento che voglia risolverlo non può quindi limitarsi all’emanazione di semplici regole restrittive, ma deve riconoscere l’importanza per l’essere umano di questo rapporto millenario e favorirne in tutti i modi un corretto sviluppo.
Come per tutte le cose importanti è bene allora che l’intervento sia precoce, favorendo già nella prima infanzia un corretto contatto con gli animali, di cui il bambino può imparare, con una sorprendente facilità, ad interpretare il linguaggio, evitando con un comportamento involontariamente minaccioso di suscitare reazioni.
In questo percorso educativo il ruolo degli insegnanti è ovviamente di primaria importanza, ma deve avvalersi dell’opera di Medici Veterinari con un’adeguata preparazione nell’ambito del comportamento animale, che possano arricchire il progetto zooantropologico con il contributo della propria esperienza professionale, scongiurando il pericolo, purtroppo ricorrente, dell’antropomorfizzazione dell’animale. È perciò importante riconoscere l’attività dei Medici Veterinari esperti nel comportamento animale che possono esercitare, insieme agli Educatori Cinofili, un’indispensabile azione di indirizzo del rapporto con il cane, prevedendo interventi educativi che permettano ai futuri proprietari di possedere gli strumenti necessari per instaurare una corretta relazione con il proprio animale.
Non meno indispensabile è poi l’intervento che Medici Veterinari ed Educatori Cinofili attuano nel recuperare il rapporto con il cane, ridonandogli l’originaria freschezza e la rispondenza alle aspettative, caratteristiche fondanti di ogni relazione duratura.
In fondo è una questione di civiltà: comprendere l’importanza del rapporto che lega l’uomo al cane è certamente il primo passo per riconoscere a questa specie il diritto ad una propria identità e ad un proprio linguaggio che troppo spesso non siamo in grado di comprendere. Oggi a noi uomini è richiesto di porre maggior impegno in questa relazione, per tutelare il benessere psicologico di questo animale a cui continuiamo ad essere debitori, soprattutto, d’affetto, pur restando convinti che sia ben triste l’uomo che ha solo un cane per amico.


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