La questione allevamento e addestramento

 

di Lorella Notari
Medico Veterinario
Dip. CABC



Leggendo l'ordinanza emessa dal Ministero della Salute il 9 Settembre 2003 ( ma anche altre proposte di legge nel frattempo presentate) si resta piuttosto perplessi: qualsiasi professionista esperto del settore cinofilo non potrà fare a meno di chiedersi quale addestratore (a parte chi fa combattere i cani, già fuorilegge) affermerebbe mai di addestrare allo scopo di esaltare l'aggressività e la potenziale pericolosità di un cane. E ancora, quale allevatore ammetterebbe di incrociare dei soggetti allo scopo di renderli più aggressivi? I Pitbull non sono considerati, nel nostro paese, cani di razza. Non sono sottoposti ad alcun controllo in questo senso e non esistono norme o leggi nazionali che regolamentino la riproduzione degli incroci in nessuno dei suoi aspetti. Non abbiamo idea di chi il Ministro abbia consultato per stilare questa ordinanza ma certamente non pare che si sia rivolto a esperti del settore. Anche l'accenno al divieto del doping è sconcertante: che i cani che vengono fatti combattere vengano sottoposti a sostanze dopanti per aumentarne la resistenza o l'eccitazione è possibile o forse probabile, ma questo che significa? Una aggravante della pena per chi li fa combattere? Una pena per eventuali veterinari prescrittori? E quali sarebbero queste sostanze? Non risulta da nessuna parte che nelle gare sportive e per i brevetti sia contemplato un controllo antidoping, né esiste al momento una lista di sostanze atte a questo scopo la cui prescrizione è vietata per i cani.
Questa ordinanza ha crato una grande confusione nel mondo cinofilo, sia per i padroni di cani che per i professionisti del settore.

Nel punto a) dell'articolo 1 dell'ordinanza si legge che è vietato "l'addestramento di cani di razza pit-bull e di altra razza con spiccate attitudini aggressive inteso ad esaltare la naturale aggressività o potenziale pericolosità" ma chi è titolato a valutare quale sia questo tipo di addestramento? Quali sono le razze da considerare come aventi spiccate attitudini aggressive?

Evidentemente l'ordinanza è un provvedimento affrettato e quindi poco o per nulla puntuale e circostanziato, quindi potrebbe risultare utile, se mai verrà data agli esperti del settore cinofilo la possibilità di esprimere un parere sulle opportunità di intervento in questa materia, considerare quanto segue:



  1. Le due figure professionali che maggiormente vengono in contatto con i cani problematici e con i loro proprietari sono i veterinari e gli addestratori.
    Queste due figure difficilmente collaborano nell'aiutare i proprietari ad affrontare le loro difficoltà e invece dovrebbero cominciare a farlo.

    Ci sono molti addestratori esperti e capaci che hanno una grande esperienza pratica di cani e svolgono in maniera egregia il loro lavoro ma che possono trovarsi, loro malgrado, di fronte a soggetti problematici per i quali non è possibile adottare le normali tecniche di addestramento e fidarsi del proprio buon senso.
    In taluni casi occorre una diagnosi, una prognosi, una valutazione del rischio contestuale ( quanto è pericoloso quel cane nelle diverse situazioni) e un adeguato programma di intervento, in assenza del quale anche un normale addestramento all'obbedienza può risultare nocivo e a volte incrementare l'aggressività e/o la reattività del cane.

  2. La figura attualmente più titolata a stabilire quali sono le condizioni di salute fisica e comportamentale del cane è il Medico Veterinario esperto in comportamento animale.
    È un fatto che a tutt'oggi non ci sono sufficienti veterinari esperti in scienze comportamentali ma le possibilità di formazione si stanno ampliando velocemente anche in Italia.
    Alcuni veterinari italiani che da molto tempo lavorano nel campo, come chi scrive, si sono formati all'estero e dedicano molto tempo, a loro volta, alla formazione di altri veterinari e istruttori cinofili.
    La strada da percorrere potrebbe essere proprio quella di formare un mondo professionale qualificato ad incontrare le attuali esigenze e problematiche legate alla potenziale pericolosità dei cani di proprietà: queste figure contribuirebbero in maniera decisiva a una maggior conoscenza e consapevolezza nel rapporto cane-proprietario.

Questo mondo professionale qualificato dovrebbe ruotare sulle due figure fondamentali, l'addestratore (educatore cinofilo) e il comportamentalista, che collaborano in tutti i campi, dalla prevenzione alla valutazione dei cani, all'intervento in situazioni difficili.
Dovrebbe diventare un valore aggiunto per l'addestratore richiedere che il cane che prende in carico venga prima valutato dal punto di vista fisico e comportamentale. Cani paurosi, poco socializzati con gli esseri umani e/o aggressivi o eccessivamente reattivi non possono seguire programmi di addestramento standard.
La presenza di patologie fisiche non evidenti può influenzare la tendenza a reagire aggressivamente se questi problemi non vengono individuati e solo un'accurata visita fisica e comportamentale può comprendere tutti questi aspetti.
Se queste due figure, veterinario esperto in comportamento e addestratore, comprendessero di avere interessi comuni da tutti i punti di vista e di non essere rivali in quanto portatori di competenze diverse e assolutamente complementari, potrebbero insieme contribuire alla prevenzione e alla cura dei problemi di aggressività con grande vantaggio dei cani, dei proprietari, della pubblica salute e della pubblica sicurezza, per salvaguardare insieme il benessere dei cittadini e quello di un animale che è stato nostro fedele compagno e aiutante fin dai tempi più antichi.

 


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