Anche al cane serve la psicanalisi

di Oscar Grazioli

(dal quotidiano Libero del 5 Maggio 2006)

 

 “Ma qui stiamo diventando tutti matti”. Non sorrideva Gad Lerner, l’altra sera su La7 quando presagiva la follia collettiva. Non condivido pressoché una virgola del Lerner pensiero, ma lo stimo come conduttore: di argomenti politici però. L’altra sera ha voluto cimentarsi con il rapporto uomo / animale confortato da uno stuolo di etologi, scrittori, poeti, filosofi, zooantropologi, animalisti, veterinari e tutto quanto serve a un carrozzone che francamente è stato duro da digerire per oltre due ore. Lerner non sembrava capacitarsi, e non era arte istrionica da anchorman, del fatto che anche per i cani si stanno spalancando le porte della psicanalisi. Da qui quell’ammonimento sulla follia collettiva che dovrebbe distruggere i nostri poveri neuroni, già abbondantemente provati dallo stress della modernità. Epppure, caro Lerner, non mi pare che il fatto sia così strabiliante da scomodare la demenza e l’Alzheimer. Il cane ha un cervello. Se ha un cervello possiede neurotrasmettitori (acetilcolina, serotonina ecc.), neuroni e sinapsi che dialogano tra loro e lo rendono capace di ragionare, a modo suo, ovvio. Difficilmente arriverà a leggere Schopenauer, ma a gioire e rattristarsi, a occhio e croce direi di sì. Magari anche a deprimersi (cosa che ha sconvolto il buon Gad). Se dunque il cane ha una psiche, questa si può ammalare e se capita può darsi che ci sia un proprietario interessato a farlo guarire e, dall’altra parte, un veterinario interessato (e non solo per la pagnotta) a farlo stare meglio. Il che non vuol dire andare a scavare nei sogni di Fido e piazzarlo sul lettino tutte le settimane per farsi raccontare se la mamma gli dava troppe morsicate e il vecchio padrone troppi calci nel culo. Se Lorenz ha vinto il premio Nobel per la medicina studiando il comportamento di taccole, oche e spinarelli non vedo perché non ci debba essere una branca della medicina veterinaria che si occupa di disturbi comportamentali del cane e del gatto. Ebbene sì, caro Lerner, spiacente per l’ulteriore coccolone, ma anche i gatti hanno una psiche. Capita talvolta che vada in tilt e che qualche pazzoide si rivolga a un veterinario affinché Silvestro recuperi il suo equilibrio e torni a essere sereno, assieme al folle che lo ha obbligato a un ricovero coatto. Bastava chiamare in studio un veterinario che si occupasse di cani e gatti, invece di due che si occupano di macelli e vacche (con assoluto rispetto). A ognuno il suo mestiere.

Lerner ha voluto infine mostrarci, tramite un servizio da Beiruth, cosa pensano, del nostro rapporto con i fratelli pelosi, i musulmani. Loro, piuttosto che sfiorare uno con un cane a passeggio per strada, si buttano sotto una macchina. Non solo il cane ma anche la sua saliva è impura. Quel che non ho capito bene è se Lerner pensa che siamo più matti noi o loro.


 


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