Best friend again

 

Agosto 2008

Best friend again

 



È il nome di una delle società che offre la clonazione a uso privato negli Stati Uniti. Clonazione di animali, naturalmente; a quanto pare, per ora, è davvero vietato clonare il proprio figlio o, perché no, padre morente. Viviamo il nostro rapporto con gli animali da compagnia in modo intenso, profondo, talora assoluto e dipendente, la loro morte così precoce, sempre e troppo precoce, ci lascia un senso di vuoto, mancanza, disperazione. E non è un sentimento figlio di questa strana  società ipertecnologica nella quale abbiamo perduto la capacità di instaurare e mantenere solidi e sinceri rapporti umani se Lord Byron, alla morte del suo adorato Terranova non solo gli dedicò il più celebrato epitaffio canino della storia della letteratura, ma scrisse a un caro amico “E’ morto Boatswain, e io ho perduto tutto”.
Una buona percentuale dei proprietari di cani, probabilmente intorno al 40% stando ai sondaggi, rischierebbero la loro per salvare la vita dei loro compagni.
Vite fugaci. Fragili, pelose creature, ci conquistano con il desiderio mai nascosto di starci accanto, ci studiano con occhi imploranti, velati da una sottile tristezza ma che una sola parola o una carezza possono accendere di pura gioia: la voce e la mano del padrone. Possedere un cane è esperienza che ogni bambino dovrebbe vivere; nulla lo preparerà ai dolori della vita quanto la sua morte, inevitabile, definitiva.
Oggigiorno tuttavia chi ha i mezzi economici per affrontarne il costo può, attivandosi per tempo, mettere da parte qualche cellula dell’amico ammalato e salutarlo con un arrivederci invece che con un addio: un paio d’anni e potrà riabbracciarlo. 150.000-170.000 dollari costituiscono l’esborso.
È di qualche giorno fa la notizia che una donna statunitense (rivolgendosi stavolta a una ditta sud-coreana) ha finalmente potuto carezzare i cloni del suo amatissimo Pit Bull morto da un paio d’anni. La foto mostra 5 adorabili cuccioli di pochi giorni con la madre-ospite, una Labrador. La donna ora si dichiara davvero felice, ha dovuto vendere la casa ma non importa, presto riavrà il suo Booger, anzi, cinque piccoli Booger maschi che, ci chiediamo legittimamente, sarà difficile far convivere. Decine di cuccioli nati malformati sono certamente stati soppressi durante il processo di clonazione, tant’è che ci sono voluti 2 anni a fronte della durata della gravidanza del cane di 2 mesi; 5 le madri–ospiti utilizzate le quali sono state necessariamente sottoposte a diversi interventi chirurgici di laparotomia tra prelievo degli ovuli, impianto, cesareo. Ma al benessere degli animali coinvolti in questo progetto perverso, la signora ha mai dedicato un pensiero?
Al benessere dei cloni, sulla cui aspettativa di vita molti quesiti restano irrisolti, ha posto una pur breve riflessione? Ne terrà solo uno o tutti e cinque? In quale momento del loro sviluppo farà la sua scelta? Chi prenderà gli altri? Non può certo tenere cinque Pit Bull maschi insieme. Li metterà in gabbie perché non litighino fra loro?
Qualcuno le ha spiegato davvero che un clone non è la copia esatta dell’individuo (a meno che non si desideri una somiglianza, se pur stupefacente)? Il fenotipo Booger è stato e mai non sarà. Occorre infatti che il genotipo sia tradotto attraverso ontogenesi e epigenesi irripetibili. Se un fratello gemello, che pur condivide l’ambiente della fase uterina, neonatale e spesso anche evolutiva, differisce tanto in personalità e carattere, si può intuire quanto percorsi tanto diversi necessariamente influiranno sui piccoli cani che saranno, quindi, ben più dissimili che gemelli monovulari (unici veri cloni naturali). Il comportamento dell’individuo è sempre epigenetico.
Se è questo quello che si desidera, senza rimorsi di coscienza, allora via alla clonazione.
Saranno comunque cani, con le loro vite fugaci, forse solo più fugaci della media, best friends again.

Barbara Gallicchio


Versione stampabile

Mappa del sito

 

E-mail