I cani diventano cavie

La Repubblica ha pubblicato, il 14 giugno 2007,  la traduzione di un articolo apparso sul New York Times dal titolo significativamente inquietante

 “I cani diventano cavie per il DNA”

L’autore prende spunto dalla recentissima decodifica dell’anomalia genetica responsabile dell’ipertrofia della muscolatura che si presenta in una piccola percentuale di Whippet, il piccolo levriero inglese originato dall’incrocio sistematico di levrieri e terrier e divenuto, grazie alla selezione rigidamente attitudinale, davvero un perfetto sprinter.
Occasionalmente, nelle cucciolate nascono alcuni individui particolarmente veloci che gli allevatori, seguendo il noto metodo “breed the best to the best” (accoppia il migliore con il migliore) hanno ovviamente accoppiato tra loro sperando di ottenere il 100% di cuccioli super-veloci. Come frutto di questa tipologia di incrocio invece nasce solo il 50% di super-veloci, il 25% di cuccioli normali e compare un 25% di soggetti abnormemente muscolosi e tarchiati, detti “bully”. Non c’è voluto molto per capire che il tratto genetico che attribuisce la super-velocità si comporta in modo non usuale, gli individui che ne posseggono una copia (eterozigoti) sono appunto super-veloci mentre quelli che ne ricevono due (omozigoti) sono bully, super-massicci. E sono tutto fuorché un Whippet, a meno che un Whippet debba somigliare a un culturista anabolizzato (o a un bovino da carne). Campioni di DNA hanno permesso di decodificare il tratto responsabile dell’anomalia che agisce modificando la miostatina; avevano un “gene candidato” perché la mutazione è già nota nel bovino e nel maiale.
Alcuni allevatori di cani da competizione sognano ora di riuscire a scindere l’ipertrofia muscolare, secondo loro desiderabile perché potrebbe essere fonte di una incredibile potenza, dall’eccessiva robustezza, che è incompatibile con l’essenza stessa del levriero, longilineo e leggero per definizione.
L’articolo prosegue poi entusiasticamente enumerando le potenzialità degli interventi di selezione genetica “in laboratorio” che permetterebbe di migliorare l’aspetto, esaltare le performance atletiche, migliorare la salute. “(…) in futuro, dicono i genetisti (di laboratori molto privati, precisiamo) potrebbero essere disponibili test per ottenere cani grossi e cani piccoli, cani dalla coda arricciata o con uno spiccato senso dell’odorato nonché cani che inclinano in modo commovente la testa quando ti guardano (…).
Senza porsi le preoccupazioni di carattere etico che l’eugenetica suscita quando riguarda la nostra specie, si moltiplicano le società dedicate alla commercializzazione di questi test.
E qui invece qualche scrupolo etico forse dovrebbe emergere.

S’impone intanto una chiarificazione. I test di cui stiamo parlando sono nati per permettere di identificare con un semplice prelievo di sangue o un tampone gengivale, un individuo portatore sano di una qualche patologia congenita o comunque ereditaria comune nella razza di appartenenza; lo scopo è palese: non accoppiare fra loro due individui portatori sani (nei quali quindi la patologia non è visibile) in modo da evitare la nascita di soggetti clinicamente affetti (quelli che hanno due tratti genetici, sono cioè omozigoti). La maggior parte delle malformazioni o malattie ereditarie è recessiva nel modo di trasmissione genetica, necessita quindi di una doppia dose del gene.
Un tempo l’allevatore scopriva che i suoi riproduttori erano portatori sani, per esempio, di atrofia di retina, quando nascevano cani che diventavano ciechi. Oggi, può testare i potenziali riproduttori prima di accoppiarli ed evitarlo, non è magnifico? Accade però che sia facile e redditizio mettere sul mercato test per indagare tratti superficiali, quali certi colori non graditi, così ecco che la selezione andrà a porsi il problema di accoppiare soggetti che non siano portatori del grigio, del marrone o quant’altro o, peggio, a ricercare un colore raro ed esotico.
Guai però a perdere di vista l’insieme dell’animale, tutte le sue caratteristiche miscelate insieme fanno il cane e tutto quello che viene sottostimato per privilegiare fattezze così puramente estetiche sarà perduto. Il problema etico c’è e come, almeno quanto esiste nella mente di coloro che vorrebbero un figlio con gli occhi azzurri, se fosse possibile.
I tratti sono spesso associati tra loro e la deriva genetica che origina da questi sistemi squilibrati d’allevamento finisce per modificare le frequenze di tratti vitali, per esempio alcuni che possono alterare le capacità cognitive o di adattamento.
Il percorso filogenetico che ha prodotto gli animali che conosciamo si basa sulla selezione di un set genetico perfettamente assemblato, set che deriva direttamente dal lupo, e il lupo grigio ha almeno un milione di anni, il quale lo ha derivato da una lunga storia di lupi di specie estinte e questi da altri canidi ancora così che gran parte dei geni indispensabili per il corretto funzionamento dei corpi è unito insieme in armonia da molti milioni di anni. È molto difficile che una qualunque mutazione di un qualunque tratto genetico sia vantaggiosa, di gran lunga più probabile il contrario, cioè che ogni alterazione funzioni peggio, così infatti compaiono le malformazioni e le patologie ereditarie.
Non esiste un gene per correre veloci, correre veloci è genetico però. Occorre un set di geni che producano un corpo da corridore, fisiologia e metabolismo da corridore, apparato cardiovascolare da corridore e a questo punto abbiamo un cane perfettamente strutturato per correre, ma se non ha il temperamento del corridore, non c’è niente che l’allenatore possa fare per convincere un cane a correre veloce.
La selezione attitudinale ha da sempre prodotto grandi successi, sia nella storia del cane come in quella di altri animali domestici, perché mima la selezione naturale. Se un ghepardo vuole catturare qualche gazzella, dovrà correre più veloce di lei, se un levriero vuole atterrare una lepre, dovrà raggiungerla. Accoppiando i soggetti con le qualità ricercate sopra la media, si produce un numero sempre più alto di individui dotati, perché si spostano le frequenze geniche verso la performance desiderata. Questo tipo di selezione ha prodotto i cani da slitta da competizione, che oggi sono i mammiferi più veloci sul pianeta in neve fresca.
Alterare il genoma degli animali al puro scopo di assecondare i nostri capricci è un insulto alla lunghissima coevoluzione che ha condotto uomini e cani fin qui, migliorando e affinando le loro capacità reciproche di comunicazione e comprensione in modi così complessi che solo con attente osservazioni stiamo iniziando a capire. Come pensano i cani? Cosa pensano? Imitano le nostre azioni. Parlano con noi.
Questa commercializzazione di test atti a influenzare in modi bizzarri i fenotipi del nostro più prezioso compagno configura una nuova forma di maltrattamento genetico, in tutti i sensi.

Barbara Gallicchio

 



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