Memi, idee e trasmissione culturale


Nello studio dell’evoluzione culturale si notano grandi analogie con l’evoluzione biologica.
Abbiamo infatti gli equivalenti di diversi organismi che si autoriproducono, ma la sostanza che si autoriproduce è molto diversa dal DNA: sono le “idee” che formano non il genoma, ma il nostro corredo di conoscenze, costumi e così via.
Anch’esse vengono trasmesse, in parte, dai genitori ai figli, ma in parte in modo molto diverso e non a individui strettamente imparentati. Il ciclo di trasmissione non dura necessariamente una generazione, come nel caso biologico, ma può essere molto breve, come quando si ricevono notizie attraverso il telefono o i media e in questo tipo di diffusione culturale l’idea si comporta statisticamente in modo molto simile a un virus (colonizza rapidamente gli ospiti sensibili con cui viene in contatto). Al contrario quando, durante le prime fasi della vita, riceviamo i concetti che vanno formando la nostra educazione, la trasmissione culturale si comporta più come quella genetica.
Sulla struttura fisica dell’idea, potremmo dire che è un circuito di neuroni (cellule nervose che si connettono fra loro in modo stabile). Quando ci viene proposta un’idea e noi la accettiamo o la rifiutiamo, è già avvenuta una trasmissione culturale.
Un DNA può generare molte copie di sé che alloggeranno entro i corpi di organismi diversi, l’idea può generare molte copie di sé in altri cervelli. Indubbiamente si tratta di autoriproduzione e c’è anche la possibilità di mutazione. Le idee sono oggetti materiali, comunque, in quanto hanno bisogno di corpi materiali e cervelli in cui essere prodotte la prima volta e riprodotte nel processo di trasmissione, possono infine estinguersi e questo accade ogni volta che appaiono obsolete e non vengono più recepite. Le idee vanno soggette alle leggi dell’evoluzione, sopravvivono e hanno successo quelle più adatte al tipo di cultura in atto, vanno anche incontro a deriva, diffondendosi in modo omogeneo nelle nicchie culturali piccole (dove sono anche alla base delle mode) e a migrazione, venendo introdotte continuamente con provenienze lontane e questo processo non è mai stato veloce quanto oggi.
Richard Dawkins ha coniato il termine meme per indicare l’oggetto capace di auroreplicazione e trasmissione alla base dell’evoluzione culturale, per la prima volta nel libro Il Gene Egoista (1976), attribuendo l’origine del concetto a un articolo di Cavalli Sforza del 1971; altri nomi sono stati proposti, tra cui mneme e seme, ma al momento meme è quello più diffuso, anche perché ricorda volutamente gene.

BG

 


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