Ordinanza Ministeriale 12-12-2006

 

LA NUOVA ORDINANZA DEL MINISTERO DELLA SALUTE
riguardo la
Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani (12.12.2006)

 

Ci eravamo forse illusi che, scaduta l’ordinanza Storace, che aveva rinnovato e ricalcato la precedente del Ministro Sirchia, l’attuale Ministro Turco lasciasse cadere l’appuntamento con le “ordinanze contingibili e urgenti in materia di salute pubblica” essendo ormai palese che non sussiste alcuna contingenza né incombente pericolo di aggressioni da parte di cani. I media tacciono o parlano poco, di cani, perché ci sono fatti di sangue drammatici e risonanti che raccontano sì di gente aggredita e uccisa, selvaggiamente e senza pietà, ma non a opera di Canis familiaris, ma dello spietato predatore definito tanto tempo fa Homo homini lupus.
Certo il messaggio non può assecondare le nostre cognizioni, da molti punti di vista, evolutivo, etologico, storico, affettivo: il cane è sempre stato (prima non era, semplicemente) ed è il nostro più importante animale domestico perché condivide  da svariate decine di migliaia di anni i nostri destini in modo così stretto da essere considerato dai più un membro della famiglia con il quale stabilire una relazione empatica.
Qualche volta i cani mordono, non è che un fatto, in alcuni episodi siamo inclini a trovare una scusante, in altri non riusciamo a giustificarli.
Qualche cane è davvero aggressivo e, se in mano a persona incosciente, incapace, sprovveduta, diventa pericoloso. Altri soggetti sono, per la loro storia ontogenetica, profilo temperamentale e predisposizione, più difficili da gestire e possono essere spinti all’aggressione, sia di loro conspecifici sia di persone, da proprietari poco o nulla equilibrati, tramite qualche forma di addestramento o condizionamento.

Come in molti altri Paesi che si sono trovati a confrontarsi con le amplificazioni mediatiche  di episodi di morsicature gravi, anche da noi gli eventi più drammatici sono spesso causati da individui appartenenti a certe tipologie. Non è tanto il numero assoluto di morsicature da parte di una data razza sul totale, quanto la sua gravità per la vittima. Per  reattività, caratteristiche del morso, tenacia nel trattenerlo e difficoltà a interrompere l’azione, i soggetti di certe tipologie sono, in media, diversi dagli altri.

Certe razze o tipi sono stati selezionati proprio per essere molto inclini al combattimento con conspecifici, e mostrano tuttora una spiccata reattività e combattività ma, in mano a persona responsabile e esperta, non provocheranno mai alcun danno. Ma chi ritiene di non essere all’altezza? Il messaggio “esistono solo cattivi proprietari”, se pur vero in molti casi, non sempre è valido; se diamo questo tipo di input allora qualunque famiglia con bambini piccoli voglia adottare un Pitbull maschio (o un Fila, un Caucaso, un Dogo) può pensare di allevarlo con affetto e di farne il cagnolino che nel week end si porta al parco in mezzo a bambini e altri cani, quando ben difficilmente, una volta cresciuto, potranno farlo. E se un animale rende la vita difficile a una famiglia, se non riesce a adattarsi, in senso sociobiologico, all’ambiente sociale, finirà per essere abbandonato, forse per vivere tutti i suoi giorni in un canile, forse addirittura per lui si profila la tragedia finale della soppressione, prevista ora da un nuovo articolo.
La nuova ordinanza evidentemente intende sottolineare più delle precedenti questo concetto, si suppone con lo scopo di disincentivare coloro che sono attratti proprio dalle razze grandi e difensive.
Noi riconosciamo il diritto di una persona di sentirsi protetta da un cane da guardia, ci sembra un modo del tutto naturale di tenere lontani i predatori, parafrasando le funzioni originarie (i grandi guardiani del bestiame del centro-Europa così si sono guadagnati da vivere negli ultimi 3.000 anni), tuttavia se la scelta del cucciolo da adottare ricade su una di queste razze, sarà necessario conoscerne le caratteristiche, la taglia, la territorialità e prendere coscienza del livello di controllo necessario affinché il cane non si renda dannoso per quelli che potrebbero sconfinare nella sua proprietà. Non è il cane da tenere in un appartamento in città, non perché sia “cattivo”, non esistono cani cattivi (su questo siamo d’accordo) ma perché non è adatto, in senso darwiniano; la sua storia parla di un fenotipo esteso costituito dal gregge al pascolo o transumante, di coevoluzione tra l’animale e il bestiame più che tra l’animale e l’uomo. Il rapporto naturalmente deferente e dipendente non è stato ricercato quanto quello naturale di territorialità e autodifesa.
Diverso il caso dei cani da combattimento, questi sì dovevano essere deferenti verso l’uomo, tuttavia nell’allevamento di cucciolate di questi cani oggi, non c’è nessun controllo sul complesso delle caratteristiche fisiologiche e psicologiche, che alla fine esitano in certi schemi comportamentali che non garantiscono equilibrio e reattività nella norma. Soprattutto nei maschi, già più inclini alle reazioni di confronto fisico.
Riguardo alla percezione pubblica dei cani “da combattimento” come alcuni cani da presa, non si può non sottolineare che il maltrattamento genetico cui sono stati sottoposti è un crimine contro la storia e le tendenze evolutive dei cani come specie, particolarmente odioso perché non coinvolge solo le povere bestie costrette a vivere e morire per soddisfare la passione per il sangue, ma le generazioni a venire. La selezione sconsiderata dovrà essere corretta, ma è bene diminuire il fascino che possono esercitare sulla fascia sensibile della popolazione, soprattutto sui ragazzi. Negli stessi Stati Uniti, questi cani detengono il triste primato della categoria più maltenuta, maltrattata, abbandonata e infine sottoposta a eutanasia nei canili, non già perché troppo pericolosi, ma per la nulla speranza di riadozione.

Rispetto alle ordinanze precedenti, abbiamo due voci significativamente diverse:

Art. 2. 1. I proprietari e i detentori di cani, analogamente a quanto previsto dall'art. 83, primo comma, lettere c) e d) del regolamento di polizia veterinaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, hanno l'obbligo di: a) applicare la museruola o il guinzaglio ai cani quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico; b) applicare la museruola e il guinzaglio ai cani condotti nei locali pubblici e sui pubblici mezzi di trasporto.

2. I proprietari e i detentori di cani di razza di cui all'elenco allegato devono applicare sia il guinzaglio sia la museruola ai cani sia quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico sia quando si trovano nei locali pubblici o sui pubblici mezzi di trasporto

Si evince quindi che i cani delle razze in elenco dovranno SEMPRE essere legati E con museruola.

Come potremo mai educare e socializzare questi animali se dovranno essere contenuti, limitati e inibiti in questo modo? Cosa dire dei cuccioli? E della maggioranza delle femmine? Dovrebbe essere allora previsto un test, come quello da noi proposto (cani e padroni buoni cittadini) che, a mezzo di esposizione a stimoli e visita comportamentale, permetta di valutare ogni singolo soggetto, limitando un simile provvedimento restrittivo solo in caso di attestata pericolosità di un particolare individuo, o di sospetta incapacità o impossibilità del proprietario di controllarlo, attestazione che può essere stabilita solo da un medico Veterinario Comportamentalista esperto.
Le caratteristiche genetiche, e quindi la razza, influiscono quindi decisamente sulla possibilità che un cane diventi pericolosamente aggressivo, ma l’aspetto delle esperienze e della corretta educazione ha una influenza altrettanto importante. Ogni razza ha caratteristiche che possono declinarsi in maniera diversa a seconda del singolo individuo e se imponiamo guinzaglio e museruola a tutti i cani ritenuti a priori pericolosi, senza distinzioni individuali, potremmo ottenere esattamente l’opposto rispetto a quello che ci si vuole prefiggere, cioè animali ancora più pericolosi.

Ci piace invece la modificata definizione di aggressività non controllata:

Art. 5. 1. Si definisce cane con aggressivita' non controllata quel soggetto che, non provocato, lede o minaccia di ledere l'integrita' fisica di una persona o di altri animali attraverso un comportamento aggressivo non controllato dal proprietario o detentore dell'animale

2. I servizi veterinari tengono aggiornato un archivio dei cani morsicatori e dei cani con aggressivita' non controllata rilevati, nonche' dei cani di cui all'elenco allegato al fine di predisporre i necessari interventi di controllo per la tutela della incolumita' pubblica.3. L'autorita' sanitaria competente, in collaborazione con la Azienda sanitaria locale stabilisce: a) i criteri per la classificazione del rischio da cani di proprieta' con aggressivita' non controllata con i relativi parametri per la rilevazione; b) i percorsi di controllo e rieducazione per la prevenzione delle morsicature; c) l'obbligo per i proprietari dei cani cui al comma 1 di stipulare una polizza di assicurazione per la responsabilita' civile per danni contro terzi causati dal proprio cane; d) ulteriori prescrizioni e misure atte a controllare o limitare il rischio di morsicature.

Ancora una volta balza all’occhio l’indispensabilità della competenza e esperienza del valutatore: quali saranno i “criteri per la classificazione del rischio” e chi stabilirà i  “parametri per la valutazione”? Chi programmerà i “percorsi di controllo e rieducazione per la prevenzione delle morsicature”? torniamo a sottolineare che i professionisti deputati a queste decisioni dovranno essere altamente qualificati.

Sempre nell’articolo 5, al punto 4, abbiamo la codifica dell’eventuale eutanasia, tanto risuonata nei telegiornali:

5. Il proprietario o il detentore di un cane di cui all'art. 1, comma 1, lettera b) e di cui al comma 1 del presente articolo che non e' in grado di mantenere il possesso del proprio cane nel rispetto delle disposizioni di cui alla presente ordinanza deve interessare le autorita' veterinarie competenti del territorio al fine di ricercare con le amministrazioni comunali idonee soluzioni di gestione dell'animale stesso ivi compresa la valutazione ai sensi dell'art. 2, comma 6 legge 14 agosto 1991, n. 281.

E qui potremmo aprire una discussione che difficilmente troverebbe una fine: è giusto condannare a morte un cane perché aggressivo? Perché il proprietario, scopertosi incapace e sopraffatto dall’animale e dalle complicazioni che gliene derivano decide di liberarsene affidandolo per la futura “gestione” alle amministrazioni comunali?
È accettabile che un individuo, riconosciuto pericoloso verso persone e verso gli altri animali, sia detenuto in condizioni di isolamento sociale imprigionato per il resto dei suoi giorni?
Gli animalisti sono insorti, sostenendo che i cattivi proprietari sono in tal modo affrancati dalla responsabilità che avrebbero dovuto fronteggiare, in quanto possono sempre dire che non sapevano che cani di quella tal razza dell’elenco fossero così difficili e che rinunciano alla proprietà. Vero, è un mezzo di sgravio delle responsabilità. Gli stessi animalisti e non solo loro però dovrebbero cambiare il messaggio che continuano a dare, altrimenti gente inesperta continuerà a scegliere tipi di cani cui non sono preparati o che proprio non sono idonei alla vita in città.

Le razze in allegato sono le stesse della precedente versione e, com’è noto, elenca prevalentemente tipologie “da presa” ovvero definite da combattimento o storicamente utilizzate per questa criminosa attività (Dogo Argentino, Fila Brasileiro, Tosa Inu, Pitbull,ecc) cui si aggiunge il Rottweiler e una serie di grandi guardiani del bestiame, molti provenienti dalle regioni asiatiche (Pastore dell’Anatolia, del Caucaso; dell’Asia Centrale, di Charplanina), che sembrano attrarre molto per la loro innegabile bellezza primitiva e mole imponente. Alcune di queste razze sono sconosciute ai più, soprattutto quelle provenienti dalla penisola iberica, certo a coloro che dovrebbero controllare, e suona un po’ ridicola la richiesta di segnalare la presenza di Perro de Canapo Majoero quando dubitiamo siano in grado di distinguere un American Staffordishire da un Pitbull (anche perché una certa fascia di individui ha doppia iscrizione e doppio pedigree).

Nella nuova ordinanza c’è poi una novità davvero gradita, la proibizione d’uso dei collari elettrici, riconosciuti alla fine come portatori di sofferenze; dopo l’imbarazzante inversione operata dal TAR del Lazio che ne aveva reintegrato la legalità. Asetra si era già espressa chiaramente sull’argomento.

Considerato che l'uso di collari elettrici o altri congegni atti a determinare scosse o impulsi elettrici sui cani procura paura e sofferenza e puo' provocare reazioni di aggressivita' da parte degli animali stessi, l'impiego di tali strumenti si configura come maltrattamento e chiunque li utilizzi e' perseguibile ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 189

Infine, ma non certo ultimo per importanza date le ripercussioni che avrà sull’intero mondo della cinofilia sportiva, abbiamo il divieto di sottoporre i cani a interventi chirurgici con sole finalità estetiche - conchectomia e caudectomia - e alla recisione delle corde vocali al fine di renderli afoni (pratica quest’ultima che non ci sembra, fortunatamente, affatto diffusa qui da noi).
Semplicemente l’Italia si aggiorna con un regolamento europeo che avevamo già firmato per adesione quasi vent’anni fa e mai tradotto dal legislatore per la ben nota pigrizia che ci contraddistingue.
Asetra accoglie positivamente questo divieto di amputazioni a fini estetici.
Speriamo che gli allevatori riescano a abituarsi a un’immagine più naturale dei loro cani e non finiscano per trasformare il tratto morfologico coda nel fulcro assoluto della selezione dei prossimi dieci anni, creando un nuovo collo di bottiglia genetico di cui certo non si potrebbe sottovalutare la portata in termini di variabilità e, conseguentemente, vigore delle popolazioni di razza.

ASETRA


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